Giù le mani da Borges La vedova Kodama e il plagio dell'"Aleph"

Un giovane scrittore, Pablo Katchadjian, pubblica un libro intitolato El Aleph engordado (più o meno L'Aleph ingrassato ), aggiungendo frasi e parole al celebre testo di Borges. Omaggio o furto?

Giù le mani da Borges La vedova Kodama e il plagio dell'"Aleph"

I poeti, i romanzieri, i critici letterari, soprattutto i giornalisti, e in particolare i plagiari, lo sanno bene, da sempre: è già stato tutto scritto, fin da Omero. Il quale neppure lui, a detta di Jorge Luis Borges, è originale: copiò, o si ispirò, o riprese, o rielaborò, racconti mitici o eroici preesistenti. In fondo scrivere è un'arte combinatoria fra ventidue modestissime lettere dell'alfabeto e, come faceva notare lo stesso Borges, dentro quel pugno di simboli ci sono tutti i libri: passati, presenti e futuri. Le figure, le trame e le situazioni narrative sono migliaia di migliaia, ma una volta inventate emigrano da un inconscio all'altro e riaffiorano qua e là, con minime varianti. E in più, come è noto, i confini tra plagio e omaggio, tra copiatura e citazione, sono mooooolto labili, in bilico tra letteratura e giurisprudenza, tra creazione artistica e diritto d'autore.

Ecco, a proposito di Borges, e di copyright. La notizia arriva dall'Argentina: un giovane scrittore semisconosciuto, Pablo Katchadjian, ha pubblicato un libro intitolato El Aleph engordado (più o meno L'Aleph ingrassato ), aggiungendo frasi e parole al celebre testo di Borges (ha di fatto «ingrassato» l'originale portandolo da circa 4mila parole a 5.600). Omaggio? Furto? Furbata? Gioco letterario? Difficile dire. Sta di fatto che la vedova del grande scrittore argentino, Maria Kodama, ha considerato il gesto «artistico» di Katchadjian un'intrusione inammissibile nel testo del marito, e si è rivolta alla magistratura. Il tribunale di Buenos Aires ha deciso che sarà una commissione di esperti a chiudere il caso, stabilendo se El Aleph è una creazione originale oppure un furto letterario che viola la proprietà intellettuale.

Katchadjian si difende affermando che il suo è stato solo un «esperimento», «un gioco intertestuale» (il libro è stato pubblicato in soli 200 esemplari): «L'ho scritto così senza pensarci, poi ho visto che era una sorta di profanazione... e ogni profanazione esige un rito, che a sua volta ha a che vedere col gioco», ha spiegato l'autore, precisando che «il libro non è una versione corrotta dell'originale: chiaramente non è Borges». Gli avvocati della Kodama, la quale detiene i diritti dell'opera di Borges, sostengono invece che si tratti di un plagio. Si aspetta di sapere cosa decideranno i critici, e quale sarà il verdetto del giudice.

Nell'attesa, vale la pena ricordare che fu proprio Jorge Luis Borges, creando lo stravagante personaggio di nome Pierre Menard, il quale credeva di riscrivere il Don Chisciotte sebbene lo stesse semplicemente copiando parola per parola, a inventare - in un racconto esemplare circa la relatività del concetto di autenticità dell'opera d'arte - il plagiario perfetto.

E anche questa, a dire il vero, l'ho già sentita...

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