Houghton racconta l'incredibile avventura di diventare se stessi

Io sono Jonathan Scrivener ha ispirato Orson Welles e Graham Greene. La storia nella sua semplicità può conquistare molti cuori. Come «Stoner» di Williams

Houghton racconta l'incredibile avventura di diventare se stessi

«Nessun popolo al mondo è riuscito a rendere la vita così poco interessante quanto gli inglesi. Il raggiungimento di un traguardo così elevato è andato di pari passo con una specie di follia che li rende unici. Il loro sudario di noia impenetrabile lascia filtrare un'aura di eccentricità straordinariamente ingannevole. Si aggira ovunque nel mondo come un fantasma tormentato, parlando una lingua che nessuno conosce, nemmeno i suoi connazionali. Nella sua solitudine abbietta e disperata dà l'impressione di essere quaggiù a scontare una condanna all'esilio. Il suo riso suona falso e forzato, come una mostruosa supplica di perdono». Così scrive Henry Miller nella prefazione, a oggi inedita in Italia, di Io sono Jonathan Scrivener dell'inglese Claude Houghton (1889 - 1961). Una frase che può apparire feroce, ma chiaramente deve essere letta cogliendo l'ironia di Miller, l'autore americano che non era certo tenero neppure con gli Stati Uniti, basti pensare al suo Incubo ad aria condizionata in cui sin dal titolo sintetizza il suo pensiero sulla vita «made in Usa». Bisogna poi pensare ai tempi, Miller scrisse questa introduzione soltanto per Io sono Jonathan Scrivener quando venne pubblicato in Francia nel 1954 e tutto appare più chiaro. Miller lo inserirà anche tra I libri della mia vita , saggio in cui rimarca gli autori che più lo hanno impressionato e recentemente ripubblicato da Adelphi.

Ma chi è Claude Houghton, e soprattutto cos'è Io sono Jonathan Scrivener ? Partendo dalla seconda domanda rispondere è semplice: è un capolavoro. Uno di quei libri che leggi e ti segnano, una di quelle letture rare destinate a diventare longseller. Questo romanzo ha tutti i numeri per esserlo. E ci metto la firma. Come l'avevo messa nel 2012 quando scrivemmo che Stoner di John Williams avrebbe avuto decine di migliaia di lettori. Insistemmo molto su quel romanzo, e ancora lo facciamo, tanto da svelarvi in anteprima che prima di Natale di Stoner verrà pubblicata una nuova edizione assolutamente da non perdere anche per chi lo ha già letto. Altri seguirono. Fortunatamente anche molti altri critici si accorsero di Stoner , dedicandogli pagine e pagine, e in parallelo il passa parola tra i lettori lo ha reso uno dei pochi libri che potete acquistare soddisfatti anche nei supermercati e negli autogrill, dove Stoner è ossigeno puro per gli scaffali. Ma Io sono Jonathan Scrivener ? Se vi siete fidati su Stoner assicuro che è un romanzo di uguale potenza narrativa, destinato a diventare un classico. Non un classico istantaneo, quelli che dimentichi appena li hai finiti di leggere, tipo Il Cardellino di Donna Tart, ma un romanzo che ti scuote l'anima. Claude Houghton, scoperto dal grande autore inglese G.K. Chesterton, lo scrisse nel 1940: in Italia venne pubblicato nel 1954 da Garzanti, ma fu quasi del tutto ignorato da critica e lettori, anche perché è una lettura paradossalmente più adatta ai nostri tempi. I protagonisti di Io sono Jonathan Scrivener (da ieri di nuovo nelle librerie grazie all'editore Castelvecchi, nella meravigliosa traduzione di Allegra Ricci), come scrive l'inedito Henry Miller, possono apparire degli «eccentrici, ma soltanto in rapporto alle marionette iperattive che invadono la scena quotidiana felici di recitare il ruolo assegnatogli da destino». Perché, continua Miller, «in un mondo votato all'autodistruzione, non esiste più tragedia. Non resta che uno sparuto pugno di individui emergenti come stelle in un cielo inondato d'inchiostro, che parlano e agiscono da creature veramente sole, veramente vive, veramente coscienti dell'eternità della vita». Quello «sparuto pugno di individui» siamo noi lettori. A noi il compito di scoprire questo romanzo che racconta il precariato esistenziale in cui tutti noi viviamo, il mistero della vita che cerchiamo di dimenticare in mille pensieri e lavori e distrazioni. Il nostro, mai come oggi, paradossalmente in piena «società dello spettacolo», è il mondo dell'assenza. E per primi cerchiamo in tutti i modi di essere assenti a noi stessi. Non è certo un caso che Orson Welles per il suo capolavoro Quarto Potere , pietra miliare del cinema, sia rimasto influenzato dalla lettura di Io sono Jonathan Scrivener , come attestano la biografia di Welles The Road To Xanadu scritta da Simon Callow, sceneggiatore tra gli altri del film Amadeus (otto Premi Oscar) e gli studi di Michael Dirda, vincitore del Premio Pulitzer per la Critica Letteraria Americana. Io sono Jonathan Scrivener ha raccolto l'ammirazione anche di Graham Greene oltre ad aver influenzato Robin Maugham (figlio di Somerset) nella stesura del romanzo Il Servo (poi diventato un film di culto grazie alla sceneggiatura del 1964 di Harold Pinter). Ma di cosa parla? Ecco il punto: lo lascio scoprire a Voi, perché come scrive Claude Houghton sin dalle prime righe: «Questo libro è un invito a prendere parte a un'avventura. È necessario che mi presenti, perché sono l'unica persona al mondo che possa raccontarvi questa storia».

Mi attengo alle volontà dello scrittore, ma fidatevi: posso solo scrivere che dopo aver letto questo libro vi sentirete meno soli, riderete, penserete, amerete la vita, imparerete ad accettarla con le sue tragedie e le sue farse quotidiane, senza cedere a compromessi. Vi ritroverete come il protagonista: conscio di essere «senza più timori né speranze, perché ormai gli bastava essere se stesso». Non è facile, però si può.

Twitter @gianpaoloserino

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