Cultura e Spettacoli

Un libro che guarda alle sfide del futuro

E ra l'ottobre 1989. Tre alunne di un collège di Creil, nella banlieue parigina, furono espulse per essersi rifiutate di togliersi il velo islamico in classe.

Fu l'inizio di un grande dibattito su laicità, assimilazione, multiculturalismo e immigrazione. La polemica giunse al suo apice proprio nei giorni del massacro di Parigi, avvenuto il 7 gennaio 2015, quando un commando di combattenti islamici decimò la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo . In Italia, di questo dibattito, abbiamo potuto leggere davvero poco, quasi la questione non ci riguardasse. E invece, naturalmente, siamo coinvolti a pieno titolo nei grandi cambiamenti dell'Europa. L'identità infelice (Guanda) di Alain Finkielkraut è un'occasione per recuperare. Il filosofo francese ripercorre il «caso» del velo, collocandolo in un quadro storico ampio. La Francia sta cambiando e anche l'Europa. I cittadini del Vecchio continente si sentono insicuri delle proprie radici culturali e cedono di fronte alle forti rivendicazioni identitarie degli immigrati. I quali, per la prima volta, rifiutano l'assimilazione e chiedono, in nome della tolleranza multiculturalista, di vivere secondo le proprie regole anche quando sono in aperto conflitto con quelle delle società occidentali. Come si è arrivati a questa situazione esplosiva, specie nelle zone ove si sono ribaltati i rapporti demografici a causa dell'immigrazione? L'Europa, dopo il colonialismo e le tragedie del XX secolo, ha scelto di «denazionalizzarsi» e di rinunciare a «ogni predicato identitario». L'Europa, scrive Finkielkraut, «è tenuta ad accogliere ciò che essa non è, cessando d'identificarsi con ciò che essa è». I concetti di assimilazione e integrazione, progressivamente, hanno perso rilevanza.

La posizione di Finkielkraut è dialogante ma netta: «La nostra eredità, che non fa certo di noi degli esseri superiori, merita di essere preservata, nutrita e trasmessa tanto agli autoctoni quanto ai nuovi arrivati. Resta da capire, in un mondo che sostituisce l'arte di leggere con l'interconnessione permanente e che stigmatizza l'elitarismo culturale in nome dell'uguaglianza, se c'è ancora qualcosa da ereditare e trasmettere». La battaglia, dunque, si combatte innanzi tutto in campo culturale a partire dai banchi di scuola.

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