Mafioso in finale allo "Sciascia". Un giurato si dimette: vergogna

Il capo della "stidda" Giuseppe Grassonelli, condannato all'ergastolo, entra nella terna del premio. A protestare è un amico personale del romanziere

Mafioso in finale allo "Sciascia". Un giurato si dimette: vergogna

È Il giorno della civetta ? No, più probabile che sia Così è (se vi pare) . Comunque sempre di Sicilia si tratta. Nella fattispecie di mafia e di fatalismo, di commedia degli equivoci, e soprattutto di dramma, anche se questa volta, per fortuna, senza sangue (ma con molto inchiostro...). I fatti parlano chiaro, sono parole e dunque pietre, a futura memoria.

I fatti dicono che nel tris di finalisti del «Premio Leonardo Sciascia-Racalmare», organizzato dal Comune di Grotte, in provincia di Agrigento, c'è anche il libro intitolato Malerba . Da non confondere con I Malavoglia di un altro siciliano doc, Giovanni Verga. Infatti Malerba è stato scritto (con la collaborazione probabilmente decisiva, almeno quanto alla forma, di un giornalista) da Giuseppe Grassonelli, un detenuto. Detenuto per via di un ergastolo, condanna alla quale la laurea in Lettere può recare ben poco sollievo. Grassonelli è (o era) un pezzo grosso della stidda , insomma, un mafioso. E la sua opera è, di fatto, un'autobiografia. Sulla carta, dunque, il sangue c'è, insieme alla consapevolezza dei tragici errori (!) commessi. Il volume, fra l'altro, è edito da Mondadori, e non è poco, per chi concorre a un premio letterario. Della giuria del «Leonardo Sciascia-Racalmare» fa (anzi faceva) parte anche Gaspare Agnello, un amico di Sciascia. Il quale Agnello, in segno di protesta contro la candidatura di Grassonelli, ha abbandonato il suo scranno di decano giurato.

In coda al libro incriminato, Grassonelli si rivolge al lettore spiegando che ha sbagliato, ma che dopo vent'anni di carcere è cambiato e chiede una nuova opportunità. Tuttavia l'ormai ex giurato Agnello non si lascia intenerire: «È possibile che un ergastolano che si è macchiato di crimini efferati partecipi a un premio letterario di cui sono stati protagonisti Sciascia, Consolo e Bufalino? Io penso di no perché il libro racconta la verità di Grassonelli che non è neppure collaboratore di giustizia e che le sue vittime non possono contestare. Grassonelli tenta una velata giustificazione delle sue azioni che continua a chiamare atti di guerra e non assassinii di mafia. Ciò lancia una cattiva luce sul libro. E dargli il premio, nato come strumento culturale di riscatto del Sud, ma che da oggi non può più fregiarsi del nome di Sciascia, sarebbe un'offesa alla tante vittime. Che sconfitta per la cultura...».

Da parte sua, il giornalista e scrittore Carmelo Sardo, caporedattore cronache del Tg5, coautore del... «romanzo verità» di Grassonelli, dice di «aver notato qua e là punte di malcelato inspiegabile livore» nella decisione di Agnello: «Sarebbe bastato che mi avesse chiamato per chiedermi come e perché è stato scritto a quattro mani e gliel'avrei banalmente spiegato». Sardo contesta inoltre il fatto che per Agnello un libro come Malerba non può essere tra i finalisti del premio in quanto offenderebbe la memoria delle vittime e non sarebbe gradito a Sciascia: «Questo - ribatte - denota da un lato una scarsa comprensione del testo, del suo valore e del suo messaggio, dall'altro una scarsa conoscenza della personalità di Sciascia, dell'attenzione che poneva ai temi legati alla giustizia, alle condanne e al recupero, tanto da far sospettare a chiunque abbia letto i suoi libri e ne conosca filosofia e pensiero che uno come Sciascia sarebbe anzi stato portato ad accogliere di buon grado che un libro come Malerba fosse scelto tra i finalisti di un premio alla sua memoria».

A contendere il premio a Grassonelli, oltre a Salvatore Falzone con Piccola Atene , c'è Caterina Chinnici con È così lieve il tuo bacio sulla fronte . La Chinnici è figlia del giudice Rocco, ucciso dalla mafia. Dunque: Il giorno della civetta o Così è (se vi pare) ?

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