Morto De Biasi, nei suoi scatti 40 anni di cronaca e costume italiani

Morto De Biasi, nei suoi scatti 40 anni di cronaca e costume italiani

È stato uno dei più grandi della fotografia italiana. Un talento poliedrico che spaziava dal ritratto (ha immortalato quasi tutte le grandi star del nostro cinema) allo scatto sorprendente e immediato fatto per strada. Mario De Biasi, morto ieri, era nato a Sois, piccola frazione di Belluno, nel 1923.
Aveva iniziato la carriera di fotoreporter a Epoca nel '53. Il settimanale del gruppo Mondadori, la cui veste grafica era stata pensata da Bruno Munari, era allora una fucina di talenti del reportage per immagini. Oltre a De Biasi, vi lavoravano Walter Bonatti, Gianni Minischetti, Walter Mori, Sergio Del Grande, Mauro Galligani, Giorgio Lotti e Vittoriano Rastelli. L'attività fotogiornalistica di De Biasi durò poi sino agli anni '80. Tra i suoi tanti scatti si ricordano quelli sulla rivolta d'Ungheria. E poi i “ritratti”: come quelli raffinati e sensuali di Brigitte Bardot, Marlene Dietrich e Sofia Loren. Ma lo scatto al femminile più famoso resta quello conosciuto come «Gli italiani si voltano». Data al '54 e ritrae di spalle la allora giovanissima Moira Orfei. La formosa circense si dirige, in abito bianco, verso la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Alcuni uomini si voltano per guardarla. Uno di loro è a bordo di una Lambretta, simbolo, con il bar Zucca, della Milano di quegli anni. L'immagine fissa in un attimo il desiderio, la sensualità e lo spirito di un'epoca. Non per nulla nel '94 è stata esposta al Museo Guggenheim di New York.
Ma non solo fotografia. De Biasi, che nel 2006 aveva ricevuto, su proposta di Vittorio Sgarbi, anche l'Ambrogino d'oro, si era dedicato anche alla pittura. A quasi novant'anni e costretto dalla malattia a tenersi lontano dalla macchina fotografica, era ricoverato in clinica da quasi otto mesi e si era dato alle chine, realizzando composizioni astratte che sembrano quasi reminiscenze dei celebri “frammenti di natura”, le foto di dettaglio fatte, spesso con il macro, fin dagli anni '50. La loro esposizione proprio in questi giorni (e fino al 27 luglio) a Milano alla Galleria 70, ha ora il sapore di un tributo.

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