Pluralismo e grande qualità E il pubblico lo confermaUna kermesse da recordPro Salone

C aro Feltri, vedo con un po' di ritardo il Suo articolo Il Solone del libro, chiacchiere, noia e i soliti noti apparso su il Giornale del 20 maggio. Apprezzo sempre la rude schiettezza dei Suoi interventi, ma mi lasci dire che mi dispiace sia uscito a Sua firma. Lei ha stroncato un film che non ha visto, e su cui è stato informato male. Chi invece ci ha onorato della sua partecipazione, come il ministro Gaetano Quagliariello, il commissario europeo Antonio Tajani o Pietrangelo Buttafuoco che poi ne scritto su il Foglio, ci ha fatto i complimenti. I dati 2013 parlano di 330.000 visitatori in cinque giorni, di vendite per milioni di euro, addirittura sorprendenti in un periodo di crisi in libreria (con aumenti che vanno dal 20% al 50% rispetto all'anno precedente), e di incontri (se ne possono contare più di mille, tra grandi, medi e piccoli) molto affollati e partecipati. Aggiungo che per ogni euro investito il Salone ne produce trenta, con un indotto di decine di milioni di euro.
Mi spiace ritrovare nell'articolo, con un segno capovolto e simmetrico, l'equivalente dell'antiberlusconismo granitico praticato da una certa sinistra votata all'autogoal. Analogamente, per Lei il Salone diventa un Solone di noia e chiacchiere inconcludenti solo perché vi partecipano, tra i tanti, alcuni dei soliti noti che non Le piacciono, dalla Dandini a Scalfari. Ora, così come occorre portare un doveroso rispetto alle scelte di chi vota, a cominciare da quelle di milioni di elettori che scelgono il Pdl, e a nessuno di noi del Salone verrebbe in mente di considerarli dei rozzi analfabeti, vorrei chiedere lo stesso rispetto per le decine di migliaia di visitatori che hanno affollato gli incontri per libera scelta e dopo aver pagato un biglietto d'ingresso. Per citare solo il caso di Matteo Renzi: tutti i quotidiani, compreso Il Giornale, hanno prepubblicato ampi stralci del suo libro. Potevamo ignorare la richiesta last minute del suo editore (Mondadori, di proprietà berlusconiana, come tutti sanno)? Dobbiamo stare anche noi sull'attualità. Fatto sta che 1.400 persone sono andate ad ascoltarlo all'Auditorium.
Vorrei anche chiederLe di non fermarsi alle icone di maggiore notorietà. Un programma così folto è la somma di una serie di eventi gestiti direttamente dal Salone e da altri (la grande maggioranza), organizzati dagli stessi editori, che ne pagano i relativi costi. Tra quelli organizzati dal Salone, potrà trovare personaggi di alto livello, nessuno dei quali riconducibile all'area di una fazione politica: l'architetto Daniel Libeskind, il biologo Edoardo Boncinelli, il professor Andrea Ferrari che a Cambridge conduce ricerche d'avanguardia sul grafene, il materiale del futuro; il fisico Luciano Maiani che ha avuto tanta parte nelle ricerche sul bosone di Higgs; il neurobiologo Lamberto Maffei, la virologa Ilaria Capua, il matematico francese Cédric Villani, l'antropologo Ian Tattersall, un imprenditore (finalmente) illuminato come Brunello Cucinelli. Troverà le lectio magistralis di Philippe Daverio, di Enzo Bianchi e di Ermanno Olmi, che non mi risultano a libro paga del Pd; o i molti eventi legati al 150° di D'Annunzio, animati dal dinamico Giordano Bruno Guerri. E Fabrizio Gifuni che legge magistralmente Il Pasticciaccio di Gadda. E dodici ragazzi che leggono Primo Levi nelle loro lingue d'origine, dal cinese all'arabo. Sarebbe questa una «fiera del bestiame»? Quanto agli eventi organizzati direttamente dagli espositori, il Salone riflette lo stato dell'arte, cioè le scelte degli editori stessi e i gusti del pubblico. È uno specchio, nel bene e nel male. Le garantisco che non abbiamo mai escluso nessuno, anche perché un evento gestito da una fondazione pubblica ha il dovere istituzionale di essere aperto e pluralista. Ma mi permetto di chiederLe, visto che gli editori non ce li hanno proposti, i titoli di cinque libri riconducibili all'area della destra di cui si sarebbe dovuto parlare al Lingotto.
*Direttore editoriale del Salone

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