Habakkuk, una portaerei di ghiaccio per salvare l'Inghilterra

Una follia ponderata, un progetto segreto che sulla carta stava "a galla", poteva proteggere i convogli dell'Atlantico dagli u-boot nazisti e dai bombardieri. Ma la Hms Habakkuk aveva un piccolo non trascurabile problema

Habakkuk, una portaerei di ghiaccio per salvare l'Inghilterra

"Sarete assolutamente stupiti, perché io sto per fare qualcosa nei vostri giorni che non avreste creduto, anche se vi è stato detto", avrebbe annunciato il profeta Abacuc. E così anche Geoffrey Pyke, visionario scienziato britannico, si rivolse a Winston Churchill per convincerlo ad approvare un’idea tanto folle da esser degna di un romanzo di fantascienza di Heinlein: una portaerei di ghiaccio che avrebbe lanciato nel bel mezzo dell’Atlantico caccia e bombardieri per difendere i convogli alleati posti sotto scacco degli u-boot nazisti. Era il progetto Habakkuk.

La sfida nell'Atlantico

Quando le sorti del conflitto erano ancora tutte da decidersi e l’Inghilterra era ancora l’unica potenza a resistere al Terzo Reich, la rotta atlantica era una via di rifornimento fondamentale per gli inglesi che erano a corto di acciaio, e non potevano fare a meno di ricevere carri armati, munizioni, aeroplani e quant'altro dagli americani. Per quante fossero le portaerei che la Royal Navy poteva già vantare, non erano né abbastanza per essere poste di scorta ai convogli, né sacrificabili su quelle rotte battute dai “branchi di lupi”: i sommergibili nazisti che emergevano dalle profondità come navi fantasma e siluravano milioni di tonnellate di bastimenti carichi di uomini e approvvigionamenti.

A protezione dei mercantili si poneva una scorta di cacciatorpediniere armati di cariche di profondità per rispondere agli attacchi dei sommergibili. Alcune navi, chiamate “Cam-ship”, potevano lanciare un solo caccia Hurricane (che poi doveva ammarare nell’oceano) per proteggersi dai bombardieri a lungo raggio Fw-2000. E in prossimità della costa potevano intervenire i possenti idrovolanti aerosiluranti: ma nel bel mezzo dell’oceano, i convogli rimanevano fondamentalmente alla mercé dei siluri che mietevano vittime ogni notte.

"Habakkuk" tra genio e follia

Fu allora che lo scienziato britannico impegnato a studiare metodi per non far congelare le navi da guerra nell'Artico, pensò ad una piattaforma galleggiante che non richiedesse l’uso dell’acciaio, ma che risultasse ugualmente resistente e “semplice da riparare”. Del resto, bastava dell’acqua fredda. L’idea di Pyke era quella di “livellare” di un enorme pezzo di ghiaccio artico, e renderlo una gigantesca portaerei.

Una follia? Forse. Ma non per l’uomo che aveva capito prima di tutti l’importanza dell’aviazione imbarcata: l’ex primo lord dell’Ammiragliato e allora primo ministro Winston Churchill.

Pyke infatti riuscì a farsi ascoltare da Lord Mountbatten, zio del compianto Filippo d’Ediburgo e futuro comandante di portaerei, che, da giovane prediletto seppe guadagnarsi l’attenzione di sir Winston: l’ultimo leone impegnato a combattere l’Asse, nell’Atlantico, nel Pacifico, e nel Mediterraneo, che pure aveva pensato all'inizio del '42 di sfruttare in maniera analoga gli iceberg per combattere i nazisti. Per quanto assurdo potesse apparire infatti, - minare un ghiaccio, asportare una porzione e disegnare il profilo di una portaerei per lanciare e ricoverare non solo aerosiluranti come i Fairey Albacore e gli Swordfish, ma addirittura bombardieri bimotore -, il primo ministro britannico approvò quel progetto sintetizzato in 232 pagine di dossier, codificato come "Progetto Habakkuk".

La fervida fantasia di Pyke aveva partorito una gigantesca portaerei di ghiaccio, lunga 600 metri, larga almeno 90, con hangar a due piani e l’alloggio per la propulsione e per tutto il necessario: carburante, munizioni, aeroplani, ascensori, per dislocarli sulla pista di lancio, scavati nel cuore di un iceberg che avrebbe resistito a tranquillamente all'esplosione di un siluro (dato lo spessore dello scafo di ghiaccio che avrebbe dovuto essere di almeno 12 metri). È davvero incredibile da immaginare, ma quelle 200mila tonnellate di acqua ghiacciata e metallo sulla carta potevano tranquillamente restare a galla e portare da una parte all’altra dell’Atlantico un centinaio di aeroplani armati e un cospicuo numero di torrette con il necessario armamento antiaereo: cannoncini "Pom-Pom" e Bofors. E consentivano alla super portaerei di triplicare la capacita offensiva e difensiva di una portaerei classe Illustrious, che poteva imbarcare appena 37 velivoli.

Un "piccolo" problema

Il problema del progetto Habakkuk - non trascurabile sebbene fosse stato trascurato - era soltanto uno: il ghiaccio, benché galleggi naturalmente nell’Atlantico, che anche nell’inverno tra il ’42 e il ’43 sarebbe rimasto ad una temperatura intorno agli 0°, era comunque soggetto, altrettanto naturalmente, allo scioglimento. La superportaerei sognata dal professor Pyke si sarebbe quindi sgretolata, piano piano, sotto i suoi occhi, fino a perdere nell’oceano tutte le strutture e sovrastrutture che avrebbero reso un iceberg un vettore aeronavale. Andava per questo trovata una soluzione affinché il Combined Operations Headquarters non accantonasse il progetto che aveva tanto affascinato Churchill. La soluzione poteva essere una sola: equipaggiare la portaerei con una rete di tubi che potessero refrigerare il vascello di ghiaccio tenendolo sempre alla giusta “temperatura” - come lo champagne. Neanche a dirlo però, i tubi sarebbero stati, come il resto degli equipaggiamenti necessari, d'acciaio.

Approvato il progetto segreto, venne dato il via per costruire un prototipo, in scala, che dimostrasse che era possibile costruire una portaerei di ghiaccio. Lunga 18 metri, con un peso di sole 1000 tonnellate, la nave di ghiaccio in miniatura venne messa in acqua nel Patricia Lake, nel cuore delle nelle montagne Rocciose canadesi. Né risultò che il sistema di refrigerante funzionava, ma il ghiaccio no. Benché duro era comunque troppo fragile per affrontare le manovre in un lago di montagna, figurarsi le battaglie nell’Atlantico. Per questo venne sfoderata la pykrete (probabilmente inventata da Max F. Perutz).

Secondo Perutz il ghiaccio poteva essere modificato molecolarmente "aggiungendo sottoprodotti del legno" all'acqua prima congelandola. Così facendo una miscela composta con un 15% di pasta di legno all'85% di acqua poteva essere versata in qualsiasi tipo stampo - compreso lo scafo di una nave - rendendolo più resistente del cemento ma facendolo galleggiare meglio del ghiaccio "normale". La prova del nove avvenne quando Lord Mountbatten dimostrò a Churchill come un pezzo di pykrete fosse in grado di galleggiare per ore nell'acqua calda della sua vasca da bagno senza sciogliersi o deteriorarsi. Lo sbalordimento di Churchill fu tale che ordinò di procedere allo progettazione della Hms Habakkuk: una portaerei in pykerite tanto capace da trasportare fino a 300 aerei da guerra.

La svolta della guerra e l’abbandono del progetto

Ogni progetto strabiliante e innovativo, ha bisogno di tempo e denaro per essere portato a termine, e nel 1944 gli esperti della Difesa che avevano a lungo screditato l'idea di Pyke, si resero conto che le spese per costruire la mastodontica portaerei, fosse di ghiaccio refrigerato, pykrete o legno, erano comunque insostenibili. E che l'acciaio, comunque necessario per l'opera, sarebbe stato meglio destinarlo a portaerei ordinarie. Inoltre l'attività dei sommergibili nazisti, ormai intercettati e battuti dall'aria dagli idrovolanti che avevano basi sempre più avanzate, andava via via affievolendosi. Il successo dell'invasione della Normandia e la fine della Battaglia dell'Atlantico condannarono il Progetto Habakkuk ai cassetti delle "folli idee di guerra". Mentre Pyke, ancora convinto di poter aiutare lo sforzo bellico con le sue stravaganti e avveniristiche idee, continuò a sviluppare progetti per la Difesa. L'ultimo fu una sorta di tubo pneumatico con aria ad alta pressione che consentisse alle navi da trasporto di "sparare" materiale - e perché no anche personale militare - sulle isole del Pacifico ancora occupate dai giapponesi, e che non erano provviste di porti o teste di ponte solide. L'idea fallì già sulla carta. Nell'estate del 1945 poi, con l'invenzione della bomba atomica di Fermi, Oppenheimer e Einstein, il conflitto terminò.

Pyke morirà appena tre anni dopo per overdose di sonniferi. Nei quaderni dove annotava tutte le sue ricerche, vergati al mano fino al preciso istante della sua morte, pare si stesse avvicinando ad uno dei problemi che neppure Albert Einstein aveva ancora affrontato e cercato di risolvere: una formula matematica del continuum spazio-temporale. Aveva 54 anni. L’unica traccia tangibile del Progetto Habakkuk, oltre che sulle carte desecretata e nelle ricerche di alcuni appassionati di Oxford, venne ritrovato sul fondo di quel lago tra le montagne canadesi a metà degli anni '80; dove giaceva una targa commemorativa del folle progetto, tra resti di legno, tubi catalizzatori e quel bitume isolante che rimane imperterrito a ricordo di uno dei tanti e fantasiosi "fallimenti di guerra".

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