Quando Cortázar trasforma le parole in gioco di specchi

«Dopo i cinquant'anni cominciamo a morire poco a poco di altre morti». Perché ogni volta che muore un persona che per noi è un punto di riferimento, muoriamo anche noi. Per dire: io ho cominciato a morire con la morte di Andy Warhol, poi di Freddie Mercury, poi di Steve Jobs. Siccome sono tutti maschi (per le quote rosa che tanto presto le femministe imporranno anche negli articoli), aggiungo Moana Pozzi (Sasha Grey per fortuna è ancora viva). In ogni caso questo è uno dei tanti pensieri che ti vengono leggendo Un certo Lucas, un libro di Julio Cortázar edito da SUR (interessante marchio di minimum fax).
Non si tratta di un romanzo e neppure di una raccolta di racconti: come sempre in Cortázar è un mix di storie infilate in altre storie, appena lo definite un libro di racconti diventa un romanzo, appena vi sembra un romanzo si trasforma in un gioco di specchi surrealista che mentre vi strappa un sorriso vi strappa anche un pezzetto di carne, mezzo pesce pagliaccio mezzo piraña. Inoltre questo Lucas che fa da filo conduttore è riflessivo come il Monsieur Teste di Paul Valéry ma più simpatico, più scanzonato e meno serioso. Apprenderete il suo patriottismo, il suo patriottardismo, la sua arte di tenere conferenze, le sue iponofobie e le sue traumatoterapie.
Anche Cortázar, d'altra parte, è un argentino francesizzato non lagnoso come tutti i sudamericani, non un realista magico come quel trombone di García Márquez e neppure si dà le arie come quella sofisticata trombetta per intellettuali di Borges. Un certo Lucas, inoltre, tascabile e rilegato in una bella copertina gialla, è un volumetto ideale da portarsi in vacanza, perfino come antidoto alla stupidità di andare a cercare la Natura. Cominciando da una frase di Max Jacob: «La campagna? Quel posto dove i polli vanno in giro crudi?». Insomma, basterebbe il capitolo sulle sue meditazioni ecologiche per comprare il libro, perché «le persone più civili mentono quando cadono in deliquio bucolico; se gli manca lo scotch on the rocks alle sette e mezzo di sera, malediranno l'istante in cui hanno abbandonato casa per andare a soffrire tafani, insolazioni e spine; quanto a quelli più vicini alla natura, sono stupidi quanto lei».

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