Il ruolo decisivo dei Longobardi nel plasmare l'identità italiana

Ne "Il Santo e il Guerriero" Verio Santoro, filologo e germanista dell'Università di Salerno, traccia con la forma del romanzo un ampio affresco della società italiana ai tempi della dominazione dei Longobardi su buona parte della Penisola.

Il ruolo decisivo dei Longobardi nel plasmare l'identità italiana

La presenza dei Longobardi in Italia è stata una delle più importanti, ma a lungo tra le più sottovalutate, determinanti dell’identità nazionale odierna e la conquista di buona parte della penisola da parte del popolo di stirpe germanica che arrivò nella Penisola nel VI secolo, poco dopo la conquista bizantina dell’Italia al termine della dissanguante guerra greco-gotica, ha prodotto influssi politici, culturali, sociali che hanno impattato profondamente. Monza, Brescia, Pavia sono solo alcune tra le città che portano in profondità l’impatto architettonico e le vestigia dell’eredità longobarda, di cui recentemente il filologo ed esperto di cultura germanica Verio Santoro ha presentato un ampio affresco nel suo ultimo romanzo, Il Santo e il Guerriero, pubblicato dalle Edizioni San Paolo. Santoro, docente all’Università di Salerno, presenta attraverso un romanzo una descrizione a tutto campo della società dell’Italia dominata, in larga misura, dai Longobardi ambientata nell’anno 724. A quei tempi alla corte longobarda regnava Liutprando, artefice di una delle ultime fasi di grande splendore del suo Stato prima che, mezzo secolo dopo, il regno cadesse di fronte allo scontro con i Franchi. Il romanzo si dispiega attorno al progetto di Liutprando di far trasportare il corpo di Sant'Agostino da Cagliari, essendo la Sardegna soggetta alle incursioni dei pirati arabi, a Pavia (dove oggi si trova, nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro), in modo tale da rafforzare il proprio legame con la popolazione cristiana e ottenere una vittoria di prestigio contro i rivali bizantini. I protagonisti del romanzo riflettono le varie anime della società longobarda e, assieme a personalità storicamente esistite, agiscono tre soldati longobardi provenienti dal Friuli (Herfemar, Droctulf, Alakis) e Anastasio, un monaco benedettino dell'abbazia di Bobbio, che tra il VI e il VII secolo si era affermata come uno dei centri propulsori della cristianità. Abbiamo voluto confrontarci con il professor Santoro per approfondire le questioni trattate nel romanzo e parlare del ruolo che i Longobardi hanno avuto nel contribuire a plasmare la storia d’Italia.

Professor Santoro, nel suo romanzo sottolinea il ruolo fondamentale dei Longobardi nella formazione della coscienza italiana. L’impatto dei Longobardi sull’italianità moderna è spesso sottovalutato, non trova?

Si, spesso la storia longobarda e la sua influenza sui destini politici e culturali dell’Italia è stata sottovalutata o ignorata nel dibattito. Ma in passato non è stato così, come dimostra il fatto che Alessandro Manzoni abbia ambientato proprio nella fine dell’era longobarda una delle sue opere più famose, l’Adelchi. È un periodo della storia a cui anche i romanzi dedicano oggigiorno poco spazio: le opere dedicate al Medioevo sono molto numerose, ma spesso si concentrano su periodi quali l’undicesimo e il dodicesimo secolo. Il settimo e l’ottavo secolo e l’Alto Medioevo in generale sono più trascurati. È un periodo più difficile da affrontare.

Anche per la carenza di fonti?

Probabilmente anche per questo motivo. Personalmente ci tenevo molto a parlare dell’Italia longobarda restituendone una visione d’insieme e presentando l’impatto avuto da questo popolo sulla nostra storia.

Sfonda una porta aperta: chi le parla abita nella provincia di Brescia, città tra le maggiormente influenzate dal passaggio dei Longobardi. Anche centri come Pavia e Monza, che del regno longobardo furono le capitali, ne portano profondi segni…

Assolutamente.

Una questione spesso trascurata è il fatto che il regno longobardo, diviso nei domini settentrionali (Langobardia Maior) e in quelli meridionali (Langobardia Minor) incardinati sui ducati di Spoleto e Benevento con la sua nascita sancì la fine dell’unità politica dell’Italia che andava avanti dall’era Romana, dato che in alcune aree del Mezzogiorno, a Roma e in Romagna proseguiva il dominio bizantino. Questo potrebbe aver contribuito a creare faglie storiche interne al Paese, con un Nord che gravita sull’Europa continentale e un Mezzogiorno più “mediterraneo”, che proseguono fino ai giorni nostri?

Non a caso i padri del Risorgimento erano ben consci di cosa avesse significato questa epoca storica per l’Italia. L’impatto dei longobardi è stato profondo. Basti pensare al fatto che quotidianamente usiamo centinaia di parole di origine longobarda nelle nostre conversazioni. L’aspetto linguistico è tra quelli maggiormente pervasivi sull’Italia contemporanea. Nel mio romanzo dedico attenzione a questo tema, ed è verissimo anche quanto dice lei. L’arrivo dei Longobardi in Italia nel VI secolo a pochi decenni dalla conquista bizantina segna l’inizio di una divisione politica del territorio della Penisola che non avrebbe più trovato ricomposizione fino all’Unità d’Italia. Nei secoli precedenti, altri conquistatori come i Goti avevano occupato l’intero territorio dell’Italia senza dividere il territorio ereditato dall’era romana. Il mio romanzo si colloca nel 724, anno importante per la dominazione longobarda. Sul tema delle faglie storiche del Paese, chiaramente allora non pienamente percepibili, sono convinto che i due secoli di presenza longobarda e la divisione dell’Italia con i bizantini abbiano giocato un ruolo importante, lasciando tracce profonde. Nel periodo in cui si colloca la storia che racconto queste divisioni si stavano via via consolidando e non è un caso che nello stesso periodo dal Mediterraneo cominciavano a arrivare sulle coste della penisola gli Arabi, con i quali longobardi e bizantini ebbero una serie di incontri-scontri che descrivo nel romanzo.

Nel romanzo parla della traslazione delle spoglie di Sant’Agostino da Cagliari, minacciata dai saraceni, a Pavia voluta dal re Liutprando. E parte del romanzo è ambientata a Bobbio, che con l’abbazia di San Colombano era diventato centro di irradiamento culturale. Questo testimonia un’attenzione non secondaria dei Longobardi al ruolo identitario della religione e alla ricerca di un modus vivendi con le istituzioni-chiave dell’Italia del tempo…

Si, non a caso Liutprando fu un re cattolico fortemente legato al Papato in una fase di convivenza attiva precedente la crisi che portò all’intervento dei Franchi. Probabilmente la traslazione delle reliquie di Sant’Agostino serviva anche a rafforzare il legame con Roma. La valorizzazione delle vestigia culturali importanti, ritrovabili da Brescia a Cividale del Friuli, da Pavia al Centro-Sud (riunti nel patrimonio dell’umanità Unesco “I longobardi in Italia”, nda), la consapevolezza del profondo impatto storico di questo popolo e una crescente consapevolezza del loro ruolo nella storia d’Italia hanno contribuito a rendere, fortunatamente, definitivamente superato un vecchio topos che parlava dei Longobardi unicamente come di un popolo barbaro e invasore, estraneo alla tradizione culturale italiana.

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