Salvare le biblioteche in crisi? La destra se c'è batta un colpo

L'ente che cataloga il patrimonio librario sospende il servizio per mancanza di fondi. Ma il Pdl rischia di non dire la sua...

Salvare le biblioteche in crisi? La destra se c'è batta un colpo

Come in ogni campo, anche in quello culturale esistono due Italie. Una che parla e una che fa.
L'Italia «che fa», ad esempio, è l'Istituto centrale per il Catalogo unico (Iccu), fra i cui compiti - oltre a quello titanico di censire e di fatto salvare il nostro immenso patrimonio librario - c'è quello di gestire il servizio del Catalogo nazionale online delle Biblioteche italiane (Opac Sbn), una rete cui aderiscono oltre 5mila biblioteche, che consente a più di due milioni e mezzo di visitatori l'anno - studiosi o semplici lettori - di individuare, via web, in quale biblioteca di quale città è custodito un libro o un documento raro. Una realizzazione all'avanguardia presa a modello di buona pratica a livello internazionale. Un'Italia che, nel suo piccolo, dà lezioni al mondo. O meglio dava, perché ora il servizio rischia di interrompersi a causa della mancanza di fondi.
L'Italia «che parla» invece è quella dei politici, quale che sia il loro colore. Quelli del Pdl (anche quanti sono intervenuti recentemente su questo Giornale) che prima ripropongono vecchi slogan come «la Destra non deve lasciare la cultura in mano alla Sinistra», e poi lasciano i posti chiave dei Beni culturali e dell'Istruzione (ministeri e sottosegretariati) a esponenti del Centrosinistra, preferendo tenersi dell'altro... E quelli del Pd, a partire dal premier Enrico Letta il quale, ospite domenica a Che tempo che fa ha promesso che «se ci saranno tagli alla cultura, alla scuola e alla ricerca, mi dimetto», ma che - oltre alle buone intenzioni di non «togliere» - non sembra avere un serio progetto per «dare» qualcosa ai nostri Beni culturali. Insomma non i soliti inutili finanziamenti a pioggia, gli aiuti a enti e istituti che però non sanno aiutarsi, soldi pubblici a musei e enti lirici che non vogliono stare sul mercato; ma piuttosto un piano preciso di tutela, sviluppo e valorizzazione del nostro immenso patrimonio d'arte e di sapere. La cultura (e il turismo, che spesso ne è una conseguenza) dovrebbe essere un settore chiave per la ripresa dell'Italia, Paese in questo senso unico al mondo. Non sfruttare un'opportunità simile non è miopia, ma stupidità.
Comunque, il caso del servizio del Catalogo nazionale online, che rischia l'interruzione per mancanza di fondi e materiale umano a causa dei tagli indiscriminati, è in questo senso esemplare. Per la Sinistra è un banco di prova: le risposte che saprà dare all'emergenza diranno molto sull'affidabilità di Enrico Letta, sulle priorità del suo governo e sulle capacità (e le proposte) del neo ministro Massimo Bray. E per la Destra è un'occasione perduta: le risposte che avrebbe potuto dare potevano dimostrare l'efficacia della ricetta liberale applicata ai Beni culturali. E cioè intervenire con finanziamenti pubblici nei (pochi) casi di servizi che stanno necessariamente fuori dal mercato (come è il caso del catalogo nazionale); e «indirizzare» invece tutti gli altri dentro il mercato: migliorando ad esempio le offerte e la funzionalità dei musei e delle istituzioni, ricorrendo senza snobismi né vergogne all'aiuto dei privati, trovando sponsor e invogliando mecenati, riducendo al minimo il letale assistenzialismo di Stato. E invece, ancora una volta, la ricetta dovranno somministrarla altri «dottori»... A quel punto il Centrodestra non potrà più lamentarsi se il paziente muore.
Ritornando al «moribondo»: il catalogo, che consente di accedere a 14 milioni di titoli con 64 milioni di localizzazioni, circa 50 milioni di ricerche bibliografiche e più di 35 milioni di pagine visitate (oltre a permettere di prenotare la consultazione di un libro o un documento) è un servizio, come si comprende facilmente, indispensabile per la ricerca: chiunque sia interessato, in Italia o all'estero, a ottenere in lettura (e in alcuni casi anche in prestito) un volume dell'immenso patrimonio delle biblioteche italiane ha sperimentato l'utilità del Servizio Bibliotecario nazionale e quella del catalogo collettivo consultabile via internet (www.opac.sbn.it). Ora tale servizio, unico e straordinario, non dispone più dei finanziamenti necessari alla sua gestione. «Si è dovuto ridurre il livello dell'offerta - hanno spiegato ieri le responsabili del Catalogo, Gabriella Contardi e Silvia Simonelli - e cercare finanziamenti al di fuori del bilancio dell'Iccu. Ma ormai evitare la chiusura è davvero difficile». «Cessarne la manutenzione in assenza di risorse, nella solita logica di tagli indiscriminati - hanno concluso - è l'ennesima offesa del diritto allo studio, alla ricerca e alla crescita culturale».
Una lezione, e una sfida, per tutti. A destra e a sinistra.

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