D’Agostino: «Ma questa scoperta non punti solo ai soldi»

Una notizia clamorosa, la costruzione in laboratorio di una cellula artificiale, che ha subito suscitato reazioni fra gli esperti. «Va bene se è orientata da un forte paradigma etico verso il bene umano» commenta Francesco D’Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, al risultato ottenuto dal laboratorio di Craig Venter. Se il faro «è il bene umano - spiega - possiamo stare relativamente tranquilli, perché il bene umano è sempre quello ed è uguale per tutti gli uomini».
Ma se «si abolisce il paradigma del bene umano in nome di presupposti relativistici allora la questione può diventare preoccupante». «A preoccupare non è tanto la biologia sintetica in sé - dice D’Agostino -. Il problema non è quello che la scienza può fare, ma come si orientano le tecnologie scientifiche».
Il «cuore del problema» secondo D’Agostino quindi non è creare cellule artificiali che potrebbero avere «efficacia terapeutica», ma è piuttosto nelle finalità con cui vengono create, che non possono corrispondere «a logiche di potere o di lucro». Insomma la questione «va affrontata senza paure e pregiudiziali», ma «stando attenti ad eventuali risvolti negativi incombenti». Diverso il tono del commento di Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, presidente del Centro di studi biogiuridici Ecsel e vice presidente del Comitato nazionale per la bioetica: «Mi auguro che l’annuncio della scoperta fatta da Craig Venter non finisca per riproporre le abituali e sterili polemiche sul ruolo della bioetica».
«Di fronte ai nuovi scenari dischiusi dalla biologia sintetica in termini di rapida convergenza dei settori di punta dell’innovazione tecnologica e di connesse sollecitazioni industriali e di mercato - conclude Marini - appare sterile evocare i fantasmi immaginati da taluni (il «post-umano»); occorre, invece, individuare per tempo gli snodi suscettibili di pragmatiche mediazioni politico-normative. Ciò presuppone e comporta anche una profonda trasformazione delle sedi istituzionali della bioetica, che apra la strada a nuovi organismi composti da tecnici ed in grado di esprimere pareri concreti e scientificamente documentati su questioni pratiche, lasciando ad altre sedi le questioni dogmatiche».

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