Monica Bottino
Sono passati quarantanni, ma certi ricordi restano impressi nella mente in maniera indelebile. Come una fotografia scattata in mezzo al fango di Firenze nel novembre del 66. Come lentusiasmo e gli ideali dei 17 anni. «Avere 17 anni nel 1966 al liceo dOria? Certo, erano altri tempi...» si lascia andare ai ricordi Massimo Pezzolo, oggi manager di punta della Erg, liceale di quegli anni insieme con Massimo DAlema, Franco Cifatte, Davide Viziano, Marco Buscaglia e tanti altri. Oggi famosi e non. I ricordi, riposti gelosamente in un cassetto della memoria, riemergono prepotenti guardando le pagine dei giornali che scrivono di quei terribili giorni dellalluvione in Toscana. «DAlema lo conoscevo perché era amico di un mio compagno di scuola, Marco Buscaglia, velista come lui - ricorda Pezzolo -. Era un tipo simpatico, molto diverso da ora, anche fisicamente. Massimo DAlema a 18 anni era un po grassottello e certamente un tipo di compagnia. Diventava un po pesante solo quando sinfervorava con la politica... sì, facemmo anche un campeggio insieme a Cavi di Lavagna, proprio quellestate, poi giocavamo a poker e frequentavamo i Bagni Scogliera. Eravamo adolescenti con la voglia di divertirci».
Ma lautunno arriva portando con sé una tragedia italiana. LArno impazzito rompe gli argini e mette in ginocchio una città. Una capitale mondiale dellarte. E i suoi tesori annegano nel fango. Il tam tam fa presto a diffondere lSos lanciato dai fiorentini. «Allora non avevamo alcun organismo studentesco organizzato, era impensabile per quei tempi - racconta Pezzolo-, al 68 mancavano ancora due anni e non sono pochi ricordando lepoca. Quando ci ripenso vedo ragazzotti con i capelli corti e non certamente hippy figli dei fiori come qualcuno vorrebbe forse dipingerci oggi, a distanza di 40 anni». Il 5 novembre sono una ventina gli studenti genovesi che dal liceo dOria partono per Firenze. «Se non sbaglio ci pagammo il biglietto del treno - racconta Massimo Pezzolo -, una borsa di vestiti e via». Nessun pullman organizzato, niente soldi se non quelli dati dalle famiglie. «Dormivamo allostello della gioventù che ci ospitava gratis e mangiavamo con tutti gli altri alla mensa universitaria, che dava pasti a chi non aveva più casa e a chi era arrivato a Firenze per dare una mano».
E furono tante le mani che in quei giorni aiutarono i fiorentini a rialzarsi. Tra i tanti ricordi «famosi» cè quello del senatore Edward Kennedy, rimasto storico. «Ricordo che quel giorno ero a Ginevra per una conferenza sui rifugiati e volli vedere cosa era successo, volai a Firenze - dice Kennedy -. Arrivai alla Biblioteca Nazionale attorno alle 5 del pomeriggio e guardai intorno allarea alluvionata. Non cera elettricità ed era stata messa una grossa quantità di candele per avere la luce necessaria a salvare i libri. Cera un freddo terribile, vidi gli studenti nellacqua fino alla cintura. Avevano formato una fila per passare tra i libri così potevano recuperarli dallacqua e portarli in una zona più sicura per poterci mettere qualcosa che li proteggesse. In ogni punto della grande sala di lettura cerano centinaia e centinaia di giovani che si erano riuniti per aiutare. Era come se sapessero che lalluvione della biblioteca stava mettendo a rischio la loro anima».
«Cero anchio in quella catena umana» dice Pezzolo. «Fu il mio primo compito, anche se poi, visto che era molto pesante, lo svolgemmo un po a turno. Dovevamo scendere nei fondi della Biblioteca Nazionale dove al fango erano mischiati i liquami della fogna che si era rotta. Avevamo le mascherine perché laria era fetida e indossavamo guanti e stivaloni. Eravamo il più possibile coperti per non entrare in contatto con quella melma puzzolente e malsana». Gli studenti genovesi erano passati come gli altri allinfermeria dove erano stati sottoposti a uniniezione anti-tifica. «Poi iniziammo a frugare con le braccia nel fango cercando libri - continua Pezzolo -, quando ne trovavamo uno lo passavamo al nostro vicino e così via fino a riportarlo in superficie dove unaltra squadra lo lavava e lo passava ai volontari che allesterno lo portavano ad asciugare su, al forte Belvedere». Ma non era ancora finita. I libri una volta che erano un po meno bagnati venivano riportati alla biblioteca dove altri volontari ne separavano le pagine una a una con un bisturi per mettere tra una e laltra fogli di carta assorbente. «Feci anche questo lavoro e mi capitò fra le mani un dizionario latino-arabo del 1600, un pezzo raro e prezioso che sarebbe andato perduto se non fossimo riusciti a salvarlo senza rovinarlo» prosegue Pezzolo.
I ragazzi del dOria stettero a Firenze una settimana. Indimenticabile. «Sì, quanche tempo fa ho visto in televisione, sulla Rai, un servizio di quel periodo. Mi è venuto da sorridere sentendo parlare di giovani con i capelli lunghi che avavano già occupato le università. Invece è bastato guardare le stesse immagini di quel servizio per essere sicuro di non ricordare male: quei ragazzi con i capelli tagliati corti eravamo noi. E ci sembrava di salvare il mondo anche perché così ci fecero sentire i fiorentini che non la finivano di ringraziarci ad ogni passo».
DAlema mio compagno. Di fango
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