D’Annunzio ci andrebbe Prepariamoci allo show

Chiedersi se è un bene che Aldo Busi vada all’Isola dei Famosi è come chiedersi se l’aria di montagna è meglio di quella di città. Certo che è un bene: un uomo intelligentissimo e colto, dai punti di vista raramente banali, capace di parlare oltre che di straparlare, non può essere che un arricchimento per un pubblico cui di solito si forniscono sbobbe di luoghi comuni, insalate condite di insipienza, piccole risse di autorappresentanza spacciate come visioni del mondo.
Tanto meglio se, come dichiara, ha ottenuto il permesso di dire «parolacce». In una trasmissione in cui si esibiscono pensieri e atteggiamenti meschini, coprire con il «bip» un comune turpiloquio è come mettere le mutande ai nudi di Michelangelo: un’oscenità molto peggiore di quella che si vorrebbe coprire.
Non lo guarderò – se non di striscio, come capita – perché, avendo letto i suoi libri, non avrei altro da imparare da lui. E non lo guarderò perché, volendogli bene, temo che non ce la farà a non umiliarsi per eccesso di orgoglio.
L’altra domanda che di solito ci si pone in questi casi – chi gliel’ha fatto fare – è di scarsissimo interesse. Ai nobilissimi motivi pedagogici che Busi accampa, lui stesso ne aggiunge un altro, nobile e triste: lanciare il suo ultimo libro Aaa! (Bompiani). Triste perché, santo cielo, possibile che un grande scrittore debba prestarsi proprio a tutto pur di venire letto? Di altre faccende – denaro, esibizionismo, voglia di dimagrire, bisogno di esserci – poco mi curo. Sono fatti suoi e della sua solitudine. C’è da sperare che l’indigestione di compagnia gli faccia bene, e non lo ricacci sempre di più verso il disgusto degli altri.
Infine, ieri mi sono sentito chiedere (fin troppo spesso) se Gabriele d’Annunzio oggi andrebbe all’Isola dei Famosi. Ebbene, credo di sì. Certo, mai per bisogno di soldi, di cui pure aveva sempre urgenza: troppo lavoro, e troppo volgare lavoro, per un uomo che disprezzava il denaro al punto di vivere sommerso dai debiti. Sarebbe andato per curiosità, per sperimentare e sperimentarsi, per esibire la sua lingua strepitosamente ricca, per sedurre fingendosi sedotto, per vendere libri. Come Busi. A differenza di Aldo, però, Gabriele sarebbe andato anche perché attratto dalle donne, molto carine, presenti.
Credo che un’edizione con d’Annunzio come ospite sarebbe l’ultima, perché insuperabile. Ebbene, in definitiva mi auguro che la partecipazione di Busi possa produrre lo stesso effetto. Il motivo per cui me lo auguro non ha niente a che vedere con lo snobismo intellettuale. Non ho nulla in particolare contro esperienze televisive come l’Isola dei Famosi, anzi, a tratti le trovo più interessanti dei dibattiti politici. D’altro canto, ritengo quanto meno preoccupante una passione ormai troppo longeva, soprattutto da parte delle nuove generazioni. Una passione per la vita (falsa o, comunque, costruita in modo coatto) via cavo, che finisce per sostituirsi a quella, urgente e necessaria, per la vita vera, per la partecipazione sociale, per la voglia di avventura. Sono sicuro che Busi sarà d’accordo con me, quindi gli auguro un buon lavoro, ermeneutico e vivace, che faccia venir voglia di spegnere la Tv e di buttarsi a afferrare la vita che pulsa, piena di odori e sapori da vivere in prima e luminosa persona. E spero che, tornato dall’Isola, voglia venire al Vittoriale a ritrovare la solitudine in mezzo ai libri, nella magnifica foresteria che possiamo mettere a disposizione degli studiosi, due piani con immensa terrazza e vista insuperabile sul lago di Gardone Riviera. Ne abbiamo decine di migliaia, introvabili e preziosi, per soddisfare la sua fame.
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