Dall’azienda alla fascia tricolore La carica dei sindaci imprenditori

Agli italiani piace sempre più avere un imprenditore in municipio. Perché, a differenza dei politici di carriera hanno maggiore visione progettuale (sanno indicare la meta a cui vogliono far arrivare la comunità) perché sanno gestire le persone (cioè farle lavorare) e perché, avendo già un lavoro loro, non sono troppo attaccati alla poltrona. Questa, in sintesi, la spiegazione che il sociologo Roberto Basso ha dato a un fenomeno esploso con le ultime elezioni amministrative del giugno scorso: l’avanzata del sindaco con la ventiquattrore. Dei 4.264 primi cittadini eletti, 317 sono imprenditori. E spesso sono alla guida di realtà importanti, visto che nelle città che amministrano sono residenti oltre tre milioni e mezzo di italiani. E l’appeal dell’imprenditore è talmente forte da permettergli, in alcuni casi, di battere la tradizione politica.
Ne è un esempio il caso di Roberto Cenni, imprenditore dell’abbigliamento e titolare del marchio «Sasch», che è riuscito a scalzare il centrosinistra dalla guida di un comune storicamente «rosso» come Prato. Del resto, chi meglio di un imprenditore dell’abbigliamento può segnare la via per la ripresa nel post-crisi del distretto del tessile italiano? E per una città che ha scoperto che nella giunta «imprenditore è bello», tante quelle che già da tempo hanno deciso di affidarsi a dirigenti d’azienda: come ad esempio Milano, dove Letizia Moratti (una vita nella doppia veste manager - politica) nel 2006 ha raccolto il testimone lasciatole dal Gabriele Albertini, altro sindaco imprenditore (la sua è una famiglia di imprenditori storici, attivi nella metallurgia). Quattrocento chilometri a est, stesso scenario; quello di Trieste, dove Roberto Dipiazza (una fortuna costruita nella grande distribuzione organizzata) fin dal 2001 siede sullo scranno del primo cittadino; e prima di lui c’era un certo Riccardo Illy.
Non solo capoluoghi di regione: tornata elettorale dopo tornata elettorale, si ingrossano le file di comuni comunque importanti che scelgono un imprenditore come guida: Lecce, Olbia, Lecco. Il sindaco con la ventiquattrore rimane comunque una realtà più del Nord Italia: Piemonte, Lombardia e Veneto le regioni con la maggiore presenza di imprenditori-sindaci.
Certo non sono dei maghi, anche loro sbagliano - basti pensare al caso di Taranto, comune che nel 2006 venne dichiarato in bancarotta dopo sei anni sotto la guida del’imprenditrice Rossana Di Bello - ma sicuramente la capacità gestionale e l’impronta pragmatica che dimostrano in comune come in azienda sono sempre più apprezzati dagli italiani.
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