Dalle scarpe al corpo spostato: complottisti scatenati su Aylan

La foto commuove il mondo, ma c'è chi crede sia una falso: "Impossibile che non abbia perso le scarpe"

Dalle scarpe al corpo spostato: complottisti scatenati su Aylan

Il piccolo Aylan Kurdi ha commosso il mondo. Il suo corpicino riverso senza vita su una spiaggia di Bodrum ha dato uno schiaffo all'Occidente. La sua foto ha diviso i media e non solo: giusto pubblicare il cadavere di un bambino in barba alla Carta di Treviso? Giusto obbligare tutti a vedere il risultato di una strage senza fine?

Ma, come praticamente ogni volta in cui c'è un'immagine simbolo o un'icona del genere, immediatamente qualcuno ha sollevato dubbi sull'autenticità dello scatto.

Tra le teorie dei complottisti ce ne sono alcune particolarmente fantasiose. Una su tutte: il bimbo è troppo pulito e composto per essere morto in mare. Inutile far notare che la barchetta su cui viaggiava verso l'Europa in cerca di un futuro migliore fosse affondata a poche centinaia di metri dalla costa e che purtroppo un bimbo di tre anni possa affogare anche se il mare è calmo.

E ancora: "Perché ha ancora le scarpe?", si chiede qualcuno. Ora il bimbo è stato sballottolato in acqua dalle onde, è vero. Ma indossava delle scarpine chiuse e non è così impossibile che non si siano slacciate. "Chi muore, in genere perde le scarpe", scrive il teologo dei complottisti italiani, Rosario Marcianò.

Poi c'è un'altra questione: qualche giorno fa una donna siriana ha condiviso su Facebook una foto in cui si vede un poliziotto turco raccogliere il corpo di un bambino tra gli scogli sulla spiaggia. Nello scatto il corpo del poliziotto copre parzialmente quello del piccolo, di cui si vedono solo le gambe. A uno sguardo rapido, il bimbo sembra indossare le stesse scarpine e gli stessi pantaloncini blu di Aylan. Anche in questo caso i complottisti si sono scatenati: il corpicino è stato spostato e messo in un altro punto della spiaggia perché la foto scattata da Nilüfer Demir avesse più pathos.

Ma a un occhio più attento non sfugge che il colore della suola delle scarpe è diversa: tendente al giallo nel caso di Aylan, più rossiccio nella seconda foto. E se questo non bastasse c'è un altro scatto che lascia pochi dubbi: il piccolo tra gli scogli non è il bimbo di tre anni, ma suo fratello Ghalib, morto anche lui nel naufragio a soli 5 anni.

Ora, è innegabile che la foto di Aylan sia stata strumentalizzata perché colpiva più delle tante altre che mostravano bimbi annegati in mare durante la traversata della speranza. Ed è innegabile che su quell'immagine si sia speculato forse fin troppo. Ma discutere sulla sua autenticità è andare oltre.

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