Democratici, 4 amici al bar Un flop la festa nazionale

GenovaErano quattro amici al bar. Vabbé, facciamo cinque. E facciamo pure finta che fossero al bar. Visto che in fondo qualcuno col grembiule unto di frittelle, ad ascoltare i loro discorsi e a fare numero, c’era pure. La Festa Democratica, quella nazionale, quella vera, inizia così. Sul palco genovese «rubato» ai visitatori dell’Acquario il pezzo più grosso è quello che l’ha sparata più grossa, Lino Paganelli, il responsabile della Festa deserta, quello della battutaccia mai ritirata contro Berlusconi. Figurarsi gli altri. A Genova la sindaco Marta Vincenzi l’hanno già sentita parlare, anzi, finora l’hanno sentita soprattutto parlare. Fare la coda per Mario Tullo deputato o per Victor Rasetto segretario provinciale non è che sia il massimo. E Maurizio Migliavacca, che sul biglietto da visita può vantare il titolo di «responsabile organizzazione» del Pd, non è che sia un blockbuster dei comizi. Il risultato è quello più scontato: l’inaugurazione della Festa Democratica serve solo a smentire il vecchio motto dei politici, il sempreverde «piazze piene, urne vuote». Per il Pd è sempre flop.
E così i fotografi si affannano a stringere gli obiettivi, a zoomare sul palco, a inquadrare dalle spalle di quello in prima fila che poi, in campo largo, è anche quello in penultima fila. Il trucchetto di sparpagliare qua e là i pochi temerari non basta. Qualche naso in più fuori dagli stand spunta alle prime note dell’Inno di Mameli, salvo poi rientrare dietro il tendone quando appare evidente che non c’è in campo la Nazionale ma solo qualche nostalgico dell’Internazionale. E come scusa non si può neppure accampare quella della banda, perché la filarmonica che regala la colonna sonora alla Festa era sì partita dalla poco distante piazza Banchi, ma era arrivata proprio all’area del Porto Antico, dove era in programma il dibattito, senza riuscire a portarsi dietro molto pubblico.
«È un peccato che i ministri siano assenti», osserva Marta Vincenzi, che pure non chiarisce se invece sia un bene che anche il popolo del Pd preferisca godersi il sole in spiaggia. Il particolare non sfugge neppure a Diego Bianchi in arte Zoro, il comico ufficiale della prima giornata, che in serata lo ricicla in battuta durante un’intervista al pezzo grosso - sempre Paganelli, s’intende - e ammette che, vista la partecipazione, «non ci resta che parlare di noi». Soprattutto «tra di noi», dal momento che anche al dibattito sull’Abruzzo con annesso «processo» alla ricostruzione, i democratici se la cantano e se la suonano. C’è qualche sindaco, a partire da Massimo Cialente dell’Aquila, c’è la presidentessa della Provincia Stefania Pezzopane, ma manca Bernardo De Bernardinis, vice di Guido Bertolaso al coordinamento della Protezione Civile. E così finisce che in Abruzzo è tutto sbagliato e tutto da ridare addosso a Berlusconi, mentre ovviamente se le scuole riprenderanno regolarmente a settembre, se all’Università è record di iscrizioni e se molte case nuove hanno ormai già il tetto pronto il merito è del Pd abruzzese che ha vigilato.
La giornata inaugurale della Festa Democratica sfila così senza sussulti. Soprattutto senza troppi partecipanti. La direzione nazionale annuncia 33mila presenti ma 4.800 pasti serviti. Anche gli stand più tradizionali insomma non fanno il pienone. Il Porto Antico di Genova, punto di riferimento del turismo mordi e fuggi, quando viene occupato dal Pd non riesce neppure più a mordere. Il caciucco non attira i genovesi. Che peraltro della Festa dell’Unità hanno imparato bene una cosa: il continuo cambio di nome non inganna il tempo, che ogni anno puntuale riserva sorprese sui tendoni più o meno affollati. E così anche quest’anno il caldo afoso e il cielo senza una nuvola concedono solo una brevissima tregua. Naturalmente per scatenare un acquazzone sulla Festa del Pd. Un’oretta, non di più, giusto il tempo per chiudere la prima giornata e dare una scusa buona agli ultimi irriducibili per abbandonare il campo senza dover presentare la giustificazione il mattino successivo. Quel mattino successivo che si apre con la visita di Piero Fassino. «A sorpresa», viene subito spiegato. Ecco perché non c’era di nuovo nessuno.

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