Demografia Lo sviluppo? Nelle periferie

I romani? Sempre più in periferia. Questo lo scenario contenuto nelle «Previsioni demografiche per Roma», realizzate dal Centro di ricerca su Roma dell’Università La Sapienza in collaborazione con l’Ufficio Statistica del Comune di Roma.
In una sorta di ipotesi dello sviluppo della città, si è visto che l’espansione riguardarebbe sempre di più gli abitanti nelle periferie esterne al Gra, con un centro cittadino che manterrà sempre la sua vivacità abitativa e stanziale mentre i quartieri periferici saranno sempre più popolati a discapito di quelli semicentrali.
Le proiezioni al 2020 prevedono un aumento dei residenti nei quartieri centrali, nei Municipi II, X e XIX. Ma sono soprattutto le periferie più esterne, le aree comprese nell’VIII e del XIII Municipio, che negli ultimi anni hanno visto crescere il numero delle nuove cubature, quelle in cui è attesa la crescita maggiore dei residenti. Per questi due Municipi nel periodo compreso tra il 2005 ed il 2015 è attesa una crescita di oltre 40mila residenti rispetto ad oggi. Le altre aree della capitale sembrano destinate a perdere residenti, in alcuni casi come i Municipi VI e VII, ovvero in quartieri come il Prenestino, Centocelle, Tor Sapienza, la diminuzione potrebbe essere anche di oltre il 10% della popolazione rispetto al 2005. Secondo le previsioni contenute nella ricerca tra 11 anni la distribuzione della popolazione tra i municipi favorirà soprattutto l’VIII ed il XIII, che totalizzeranno circa il 9% dei residenti, mentre i Municipi IV, V, VI e VII subiranno un ridimensionamento di mezzo punto percentuale.
Un’altra annotazione riguarda la natalità. Il tasso di fecondità tra le cittadine romane provenienti da Paesi esteri è in fase di contrazione, mentre quello delle donne italiane si mantiene sostanzialmente stabile. Nonostante questo, nell’ipotesi che il numero di nuovi ingressi di popolazione in città rimanga invariato, tra 11 anni il tasso di fecondità medio per donna sarà lievemente più elevato di quello attuale. Il dato, prodotto sulla base delle dinamiche osservate tra il 2000 ed il 2006, segnala un tasso di fecondità di 2,2 figli per donna tra le immigrate e di 1,2 per le italiane. Le previsioni al 2020 parlano di un tasso di fecondità medio di 1,37 figli per donna, contro gli attuali 1,20. Nel caso della mortalità invece la ricerca segnala un ipotesi al 2020 di lenta ma graduale crescita della sopravvivenza per entrambi i sessi.

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