Diagnosi pre-impianto e procreazione assistita

Conoscere lo stato di salute dell'embrione fecondato prima che venga impiantato è un altro passo importante, ottenuto grazie alla Microarray Cgh (microarray comparative genomic hybridization), analisi tecnica che permette d'individuare e studiare tutti i cromosomi, verificando che nell'embrione siano presenti in numero corretto. Ma in cosa consiste esattamente la diagnosi pre-impianto? Ne ha parlato il presidente della Società italiana di conservazione della fertilità (ProFert), Andrea Borini, al Congresso nazionale di medicina della riproduzione di Riccione, spiegando che «è una tecnica al servizio della fecondazione assistita e, grazie a un'analisi genetica, permette di conoscere lo stato di salute dell'embrione prima che venga impiantato. Sulla base di questa analisi è possibile prevedere se l'embrione ha la possibilità di continuare a crescere una volta impiantato o se non è in grado di svilupparsi».
Il procedimento prevede l'analisi di una cellula dell'embrione al terzo giorno della fecondazione (quando è costituito da 7-8 cellule) e consente d'avere un figlio sano senza dover affrontare la scelta dolorosa di un eventuale aborto terapeutico. Quando negli embrioni sono presenti cromosomi in più o in meno (una condizione chiamata aneuploidia) si è a rischio di aborto e, quindi, non vengono impiantati ma congelati, come previsto dalla legge 40.
È noto che l'incidenza d'anomalie cromosomiche è direttamente proporzionale all'età materna e si calcola che nelle donne tra 30 e 40 anni circa la metà degli embrioni presentano anomalie, mentre nelle donne sopra i 40 anni circa tre quarti degli embrioni non hanno il numero corretto di cromosomi. L'incidenza di embrioni aneuploidi aumenta proporzionalmente all'età della donna, con valori che vanno dal 63% tra i 36 - 37 anni di età e arrivano all'81% se più avanzata.
Al congresso sono state evidenziate, tra le cause di infertilità maschile anche il papilloma virus nel liquido seminale: nei soggetti fertili, nella percentuale del 2%, la presenza del virus può essere causa di aborti spontanei. Tuttavia gli studi sull'argomento sono solo agli inizi e sarà necessario più tempo per approfondire.
Il Papilloma virus ( Hpv) è il più diffuso agente infettivo trasmesso per via sessuale tra esseri umani. Può contagiare uomini e donne in una percentuale altissima: le ultime stime dicono che quasi il 70% della popolazione mondiale senza saperlo è portatore del virus. Esistono diversi ceppi di Papilloma virus e la maggior parte sono innocui, anche perché l'organismo è in grado di debellare i meno aggressivi nel giro di qualche anno. Resta, comunque, il preservativo il modo migliore per evitare la trasmissione del Papilloma virus durante i rapporti intimi con nuovi partner.

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