Dialogo jazz tra un sax e un piano

Un pianoforte e un sassofono. Con due dei migliori musicisti jazz al mondo a suonarli. Stasera sul palco della sala Sinopoli, all’Auditorium Parco della Musica, saliranno Brad Mehldau e Joshua Redman, per dar vita a una splendida serata di dialogo musicale. Due musicisti relativamente giovani (hanno entrambi quarant’anni) ma già con un posto di rilievo nella geografia del mondo jazz. Da vent’anni girano il globo proponendo la loro musica e hanno iniziato a collaborare nella prima metà degli anni ’90 (Redman chiamò Mehldau nel suo quartetto). Il pianista di Jacksonville è riuscito a fondere tre mondi: la formazione classica, la naturale predisposizione al jazz e la passione per il pop e il rock. Nella sua musica ha fatto confluire quella dei Radiohead, degli Oasis, dei Beatles e di Nick Drake, rileggendo le loro gemme pop in chiave jazz e trovando quindi nuovi spunti per far evolvere il proprio linguaggio musicale. Una crescita piuttosto simile a quella di Redman, che tra le sue fonti di ispirazione cita Led Zeppelin, Beatles, Earth, Wind & Fire e James Brown. Un sassofonista pigro, almeno agli esordi, che alla pratica sullo strumento preferiva sperimentazioni decisamente più pop con tastiere e chitarra. Nonostante lo scarso esercizio, nel 1991 riuscì a stravincere la «Thelonius Monk international jazz saxophone competition», concorso per giovani talenti, e la sua carrierà spiccò il volo.
Da Mehldau e Redman ci si deve aspettare un concerto straordinario, frutto dell’incontro tra due personalità così importanti. Un evento che, almeno in ambito jazz, si preannuncia come uno dei più interessanti dell’anno. Sul palco porteranno i brani che hanno permesso a entrambi di ricevere nomination ai Grammy Award, mostrando quanto sono cresciuti da quando erano leader dei loro primi ensemble a oggi. I due musicisti suoneranno standard, classici del pop, ma anche i brani contenuti nel lavoro più recente di Mehldau, intitolato «Highway rider», che vede proprio Redman tra i protagonisti. Un doppio disco di nuove composizioni originali in cui Mehldau torna a lavorare con Jon Brion (autore di splendide colonne sonore per i film di Paul Thomas Anderson) dopo il notevole successo di «Largo». La rivista «All About Jazz», dopo averli ammirati dal vivo negli Stati Uniti, ha scritto: «sono così in sintonia tra loro che qualsiasi salto facciano, atterreranno certamente in piedi».
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