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Dieci anni senza Ettore Scola. "Ora detesterebbe la sinistra"

La figlia Silvia parla della mostra dedicata al regista: "Oggi i film italiani te li dimentichi anche se sono belli"

Dieci anni senza Ettore Scola. "Ora detesterebbe la sinistra"
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"Credevamo di cambiare il mondo. E invece il mondo ha cambiato noi". Nell'impagabile (e profetica) battuta di Stefano Satta Flores, sconfitto intellettuale comunista di C'eravamo tanto amati (anno 1974) è racchiusa gran parte dell'arte cinica, quanto irresistibile, di Ettore Scola. Assieme ad un profluvio di foto, manoscritti, manifesti, disegni e mirabilia d'ogni genere, la sconsolata ammissione campeggia su una parete della bella mostra Ettore Scola - Non ci siamo mai lasciati, che a Palazzo Braschi di Roma, dal 2 maggio al 13 settembre, celebra il decennale della scomparsa del grande regista di Una giornata particolare e La famiglia. "Un titolo che sottolinea - spiega la figlia Silvia Scola (curatrice assieme ad Alessandro Nicosia) - che papà ci ha lasciato qualcosa in più, rispetto ad altri registi, anche più grandi ma forse meno amati di lui. Quello che tante persone comuni mi confessano, incontrandomi: Quel film di suo padre m'ha cambiato la vita". La personalità e la storia di Scola, non solo maestro della commedia all'italiana "nella geniale capacità di raggiungere la profondità attraverso la comicità", ma soprattutto "maestro di umanità", viene ripercorsa attraverso le vignette di quando sedicenne lavorava al Marc'Aurelio (con Fellini e Steno), le sceneggiature battute a macchina di capolavori come Il sorpasso o I mostri, oggetti di scena come il cardigan portafortuna del regista, indossato da Gassman ne La famiglia, o il trench blu portato da Fellini, che rifaceva sé stesso in C'eravamo tanto amati. "C'era in lui una coerenza umana che poi finiva sempre nei suoi film. Cinico? Sì, anche. Ma in senso positivo: un cinismo ispirato dall'amore per i più fragili". E cosa detesterebbe oggi Scola? "Tutto il panorama politico, a partire dalla sinistra. Più che dall'attuale governo, infatti, sarebbe afflitto dalla situazione della sinistra".

E quale eredità lascia? "I film italiani d'oggi sono concentrati solo su se stessi. Per questo, anche quando sono belli, te li dimentichi in fretta. Quelli di papà guardavano alla collettività, invece; volevano incidere sulla vita del Paese. E continuano ad ispirare ancora oggi".

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