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La difesa di Cinturrino: "Testi non attendibili"

Per i legali del poliziotto sono solo i racconti di eroinomani. Il Pm: "Riscontrati e verificati"

La difesa di Cinturrino: "Testi non attendibili"
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"Zack era una persona buona": dice proprio così uno dei tossicodipendenti interrogati ieri in tribunale nell'indagine sulla morte di Abderrahim "Zack" Mansouri, ucciso a Rogoredo il 31 gennaio dal poliziotto Carmelo Cinturrino. Il problema è che "Zack" non era una persona buona: era il capo di un clan di spacciatori di eroina che dominava il mercato nel "boschetto della droga". Che le sue vittime, i disperati della siringa, vedessero il venditore di morte come una "persona buona", la dice lunga. Secondo i difensori di Cinturrino e degli altri poliziotti del commissariato Mecenate finiti sotto inchiesta la inattendibilità dei testimoni d'accusa - tutti eroinomani o spacciatori - è dimostrata anche da deposizioni come questa. "Cinturrino era corrotto fino al midollo", dice lo stesso testimone. Per le difese è vero il contrario: Cinturrino era il nemico per chi viveva, faceva affari e si bucava nel boschetto.

Ma per la Procura il curriculum dei testimoni d'accusa non inficia la loro credibilità, perchè i loro racconti sono riscontrati e verificati. Ieri davanti al giudice preliminare Domenico Santoro è iniziata così la sfilata dei testi citati nell'incidente probatorio destinato a cristallizzare le loro deposizioni, perchè nell'aula del processo rischiano di non arrivarci mai: potrebbero essere spariti, latitanti, rimpatriati o semplicemente morti. Così vengono interrogati adesso, alla presenza anche del pm Giovanni Tarzi e dei legali di Cinturrino (in carcere per omicidio premeditato dal 23 febbraio) e degli altri sei poliziotti indagati insieme a lui per la gestione delle operazioni antidroga. Anche Cinturrino ha voluto essere personalmente presente in aula, ad ascoltare i suoi accusatori.

Secondo la Procura, la caccia ai pusher sotto la regia di Cinturrino si sarebbe tradotta in una lunga serie di reati, con arresti illegali, pestaggi, furti sistematici di denaro e di droga. Ed esattamente questo è il quadro che ieri forniscono i testimoni. L'udienza è a porte chiuse, ma alcuni testi anticipano ai cronisti quanto diranno poi al giudice: "Cinturrino picchiava, se non gli davi i soldi ti dava le martellate, se gli davi i soldi ti lasciava stare". Un teste, secondo quanto riferisce la sua legale Debora Piazza, "ha ribadito di essere stato colpito più volte, con un martello, ferocemente, alle costole, come è successo anche a un altro ragazzo in carrozzina che ora non c'è più".

Ribattono i legali di Cinturrino: "Nella testimonianza della prima persona sentita sono emerse gravissime criticità e contraddizioni". E dal carcere il poliziotto fa partire la sua controffensiva: un rapporto in cui denuncia l'esistenza nel boschetto di una "cupola" che gestiva il traffico di droga.

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