Leggi il settimanale

Acque asiatiche in fiamme: così la guerra può spostarsi a Est

Il recente affondamento di una nave iraniana nell’Oceano Indiano da parte degli Usa riaccende i timori di un allargamento del conflitto verso l’Asia

Acque asiatiche in fiamme: così la guerra può spostarsi a Est

Che cosa è successo lontano dall'Iran, nel cuore dell’Oceano Indiano? È stata affondata una nave militare iraniana da parte di un sottomarino statunitense al largo dello Sri Lanka. Questa vicenda ha acceso nuovi timori sul possibile allargamento del conflitto tra Usa, Israele e Teheran. In primis perché l’episodio è avvenuto in una zona strategica, lungo rotte marittime fondamentali per il commercio globale e per il trasporto di energia verso l’Asia. Nello specifico, la fregata iraniana IRIS Dena è affondata nella zona di ricerca e soccorso srilankese: 32 marinai sono stati salvati mentre oltre cento risultano dispersi. Le autorità di Colombo hanno inviato navi e aerei per le operazioni di recupero, mentre il governo statunitense ha confermato che la nave è stata colpita da un siluro lanciato da un sottomarino americano, un’azione, come sottolineato dal Pentagono, che non si verificava dalla Seconda guerra mondiale.

Mari asiatici sempre più caldi

Il luogo dell’attacco, vicino a corridoi marittimi vitali che collegano Asia e Golfo Persico, ha immediatamente alimentato il timore che la guerra possa estendersi oltre il Medio Oriente. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, molti governi asiatici temono infatti che il conflitto possa ormai coinvolgere direttamente l’Oceano Indiano, con conseguenze sulla sicurezza della navigazione e sui flussi commerciali.

L’Asia dipende infatti in larga parte dalle rotte energetiche che attraversano queste acque, e qualsiasi escalation militare potrebbe avere effetti immediati su trasporti, prezzi del petrolio e stabilità economica. Gli analisti prevedono che i Paesi della regione reagiranno con cautela, limitandosi a chiedere una de-escalation senza schierarsi apertamente.

In realtà la crisi mediorientale aveva già prodotto effetti indiretti in Asia: gli attacchi dei ribelli Houthi contro le navi nel Mar Rosso hanno già messo sotto pressione alcune rotte commerciali dirette verso i porti asiatici, mentre l’Iran continua a muovere petrolio attraverso una cosiddetta “flotta ombra” che attraversa spesso l’Oceano Indiano e il Mar Cinese Meridionale.

Il rischio di una guerra allargata

Le ripercussioni politiche più immediate potrebbero riguardare in particolar modo l’India. L’attacco è avvenuto molto vicino alla sua area strategica e ha riaperto il dibattito interno sulla posizione diplomatica di Nuova Delhi. Il governo di Narendra Modi ha finora cercato di mantenere un equilibrio tra i rapporti con Washington, con Teheran e con gli altri attori regionali, evitando prese di posizione troppo nette.

Tuttavia a Delhi c’è chi chiede maggiore chiarezza, anche perché milioni di cittadini indiani vivono e lavorano in Medio Oriente e un’escalation potrebbe avere

conseguenze economiche e sociali significative. Da qualunque prospettiva si guardi l’intera vicenda, la guerra non è più confinata al Medio Oriente e l’Oceano Indiano potrebbe diventare uno dei nuovi fronti di tensione della crisi.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica