La Cina ha sviluppato un nuovo rilevatore gravitazionale capace di individuare oggetti, mezzi e dispositivi invisibili ai radar, e difficili da individuare persino con sonar avanzati, intercettando la loro massa. Lo SQUID (Superconducting Quantum Interference Device) realizzato da Pechino riesce infatti a percepire variazioni infinitesimali del campo gravitazionale. Si tratta di un sensore quantistico estremamente sensibile, che promette di aprire nuove frontiere non solo nella ricerca scientifica ma anche nel campo militare, in particolare nel rilevamento di sottomarini nucleari.
Come funziona lo SQUID cinese
Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, il dispositivo sviluppato dai ricercatori dell’Accademia Cinese delle Scienze rappresenta un passo significativo verso l’applicazione pratica di questa idea.
Il sistema misura minuscole variazioni della gravità sfruttando una combinazione di levitazione magnetica e sensori quantistici. Il cuore del meccanismo è l’effetto Meissner, un fenomeno per cui un superconduttore, raffreddato sotto una certa temperatura critica, espelle i campi magnetici. Questo permette di sospendere un oggetto di massa nota in un campo magnetico, eliminando completamente l’attrito.
Quando una forza esterna, come quella gravitazionale generata da un oggetto nelle vicinanze, agisce su questo sistema, provoca uno spostamento minimo ma rilevabile. Qui entra in gioco lo SQUID, che misura con precisione estrema le variazioni del segnale elettrico associate a quel movimento.
Un dispositivo rivoluzionario
Analizzando queste variazioni su più punti, i ricercatori possono costruire una mappa dettagliata del campo gravitazionale e individuare anomalie, come quelle prodotte da un sottomarino.
Rispetto ai metodi tradizionali di rilevamento – sonar, radar o sensori magnetici – la gravità presenta un vantaggio decisivo: non può essere schermata. Tuttavia, la sfida è tutta nella sensibilità degli strumenti. Il dispositivo cinese ha raggiunto una precisione di circa 0,02 E (exavolt per radice di hertz), avvicinandosi alla soglia teorica necessaria per rilevare sottomarini come quelli della classe Ohio della Marina statunitense, stimata attorno a 0,01 E.
Sebbene non sia ancora sufficiente per un impiego operativo su larga scala, il progresso è notevole, soprattutto considerando che il sistema è compatto – grande quanto una cabina d’ufficio – e capace di funzionare anche in ambienti non perfettamente isolati.
Restano però ostacoli importanti: adattare la tecnologia a piattaforme mobili come aerei o navi, compensare le vibrazioni e distinguere con certezza un sottomarino da altre variazioni naturali del campo gravitazionale. I risultati fin qui ottenuti sono in ogni caso già meritevoli della massima attenzione.