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La Cina accelera sui missili: arsenale da 3.500 ordigni e fabbriche pronte al conflitto

Pechino rafforza produzione, scorte e siti mobili lungo la costa orientale. Nel mirino ci sono Taiwan e la deterrenza nell’Indo-Pacifico

La Cina accelera sui missili: arsenale da 3.500 ordigni e fabbriche pronte al conflitto
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La Cina continua a rafforzare in maniera significativa la propria produzione di missili, rimpinguando un arsenale che si sta espandendo tanto nella quantità quanto nella capacità industriale di sostenere simili ritmi. Dal 2025 Pechino ha intensificato gli ordini al comparto difesa, coinvolgendo decine di aziende quotate che forniscono componenti chiave al programma missilistico nazionale. Cosa succede? Questa tendenza segue non solo le tensioni sempre latenti presenti nello Stretto di Taiwan, ma anche quelle che più in generale abbracciano l’intero Indo-Pacifico, dove la deterrenza cinese si basa sempre più su capacità di attacco a lungo raggio e sulla profondità delle scorte.

I missili della Cina

Come ha spiegato Asia Times, ci troviamo di fronte a un’espansione senza precedenti della filiera missilistica cinese. Un anno fa, in particolare, si è registrato un forte incremento dei contratti legati alla produzione di componenti strategici, con 81 società quotate coinvolte nella catena di approvvigionamento, più del doppio rispetto al 2013. Molte di queste imprese hanno riportato ricavi record, contribuendo a una crescita complessiva del settore stimata attorno al 20%, con un giro d’affari vicino ai 189 miliardi di yuan.

Al centro del sistema ci sono i due grandi conglomerati statali CASIC e CASC, responsabili della produzione di sensori a infrarossi, sistemi di guida e rivestimenti stealth. Parallelamente, altre analisi indicano che la Cina ha ampliato in modo significativo infrastrutture e siti produttivi, con decine di impianti ingranditi negli ultimi anni.

Anche la capacità di stoccaggio e assemblaggio appare in aumento, a conferma di una preparazione a sostenere ritmi di produzione elevati in caso di conflitto prolungato. Il Pentagono stima inoltre una crescita consistente dell’arsenale del Dragone, che negli ultimi anni avrebbe raggiunto circa 3.500 missili complessivi.

A cosa punta Pechino

Ma non è finita qui, perché Pechino sta rafforzando non solo la produzione ma anche la distribuzione operativa dei sistemi missilistici, con una crescente dispersione delle unità lungo la costa orientale rivolta verso Taiwan. Pare inoltre che l’esercito del Dragone simuli già scenari di lancio da strade, aree rurali e siti mobili per ridurre la vulnerabilità ai contrattacchi.

Nel caso di un conflitto, gli analisti ipotizzano un uso massiccio di missili balistici, cruise e artiglieria per colpire basi aeree, radar e nodi di comando taiwanesi, con l’obiettivo di paralizzare le capacità di risposta iniziali. Simili attacchi ripetuti potrebbero rendere inutilizzabili le piste degli aeroporti per giorni o settimane.

Di pari passo, il confronto con gli Stati Uniti evidenzia un divario nella capacità produttiva, con la Cina in grado di aumentare rapidamente la produzione grazie alla fusione civile-militare e alle catene industriali integrate.

Il confronto con Washington mostra infine limiti significativi negli arsenali occidentali, soprattutto nelle scorte di missili a lungo raggio e sistemi di difesa aerea, con tempi di rifornimento che possono superare diversi anni per alcune categorie di armamenti.

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