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Così i satelliti spia cinesi preoccupano la Space Force di Trump

La Space Force Usa teme la crescente rete di satelliti spia cinesi e sviluppa contromisure (offensive e difensive) in orbita

Così i satelliti spia cinesi preoccupano la Space Force di Trump
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La crescente flotta di satelliti spia della Cina ha messo sotto pressione la Space Force statunitense. Il timore degli Usa è semplice: non avere una capacità tale da proteggere i propri asset in orbita. Secondo fonti militari statunitensi, infatti, il comando delle operazioni spaziali sarebbe ora impegnato a sviluppare strategie difensive e offensive per affrontare le nuove minacce. Centinaia di satelliti cinesi forniscono all’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) strumenti avanzati per tracciare e, potenzialmente, colpire le forze americane (dalle portaerei ai sistemi aerei dispiegati nel Pacifico). Il generale della Space Force, Gregory Gagnon, è stato chiarissimo nel dire che la protezione dei satelliti non basta: “Non si può scappare da un bullo per sempre. A volte bisogna voltarsi e reagire”.

Usa-Cina: scintille ad alta quota

Secondo quanto riportato da The War Zone, la Cina ha ampliato rapidamente la propria rete di sorveglianza spaziale. Dal 2013, anno in cui Xi Jinping è salito al potere, il numero totale di satelliti del Dragone è passato da meno di cento a circa 1.900, di cui oltre 500 dedicati all’osservazione e al rilevamento di forze mobili straniere.

Questa infrastruttura consente al PLA di raccogliere informazioni in tempo reale e guidare armi a lungo raggio, aumentando la vulnerabilità degli asset statunitensi. Dal canto suo, la Space Force ha già iniziato a sviluppare contromisure, tra cui sistemi di guerra elettronica, satelliti manovrabili e costellazioni di satelliti più piccoli e distribuiti, progettati per ridurre l’impatto di eventuali perdite e creare difficoltà di targeting per gli avversari.

L’uso di veicoli spaziali sperimentali come gli X-37B e il nuovo prototipo USSF-87, lanciato il lo scorso febbraio, rappresenta un passo verso una maggiore capacità offensiva e difensiva, secondo Gagnon.

La contromossa degli Stati Uniti

Il crescente arsenale orbitale cinese ha spinto gli Stati Uniti a ripensare la dottrina spaziale, combinando protezione, sorveglianza e attacco. Come ha spiegato il generale Gagnon, la Space Force sta potenziando la consapevolezza situazionale con telescopi avanzati e sensori orbitanti, in grado di rilevare oggetti a bassa visibilità e prevedere manovre ostili.

Le capacità offensive potrebbero includere attacchi diretti contro satelliti nemici, uso di laser o microonde ad alta potenza e tecnologie per agganciarsi o deorbitare veicoli ostili. L’obiettivo dichiarato è garantire la supremazia spaziale e ridurre i rischi derivanti dalla rapida crescita delle capacità cinesi.

Secondo i vertici militari degli

Usa, una simile strategia combina difesa e reazione dinamica, in un contesto in cui la competizione spaziale non è più solo teorica ma imminente, ponendo Pechino e Washington su un percorso di crescente rivalità orbitale.

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