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F-35 e aerei nelle basi militari: così i satelliti della Cina svelano le mosse Usa in Medio Oriente

La Cina sta diffondendo immagini satellitari dettagliate delle basi e dei sistemi militari Usa in Medio Oriente. Per monitorare le mosse di Washington ma soprattutto per aiutare l’Iran

F-35 e aerei nelle basi militari: così i satelliti della Cina svelano le mosse Usa in Medio Oriente
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Attenzione alle ultime, curiose, mosse della Cina. Già da qualche mese Pechino ha iniziato a condividere pubblicamente immagini satellitari dettagliate di basi, velivoli, concentrazioni di truppe e altre installazioni militari statunitensi in Medio Oriente, affinché l'Iran (e non solo Teheran) possa sfruttarle al meglio e utilizzarle in vista di un'eventuale offensiva di Washington. Detto altrimenti, i cinesi stanno cercando di danneggiare indirettamente gli Stati Uniti applicando lo stesso modus operandi adottato dagli Usa nella guerra in Ucraina per compromettere le mosse di Mosca. Le foto diffuse dagli occhi spaziali del Dragone non sono solo estremamente nitide, ma presentano anche etichette sovrapposte che identificano i mezzi militari, come gli F-35 o gli E-18 Growler.

Le immagini satellitari della Cina

L'aspetto forse più interessante di tutti è che alla maggior parte delle immagini condivise dai cinesi sono allegate le coordinate GPS precise che possono essere utilizzate dall'Iran per indirizzare eventuali attacchi missilistici.

Non solo: le ultime tensioni nella regione sono coincise con il dispiegamento di rinforzi statunitensi in Giordania e dintorni. Gli stessi satelliti cinesi hanno infatti rilevato l'arrivo in loco di una consistente flotta aerea Usa, comprendente velivoli F-35A, F-15E Strike Eagle e A-10C, oltre al posizionamento di sistemi di difesa missilistica THAAD.

Le foto di Pechino hanno, per esempio, rivelato la presenza di 18 caccia F-35 e 6 EA-18G Growler nella base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania.

La Cina sta sostanzialmente monitorando i movimenti militari difensivi, di sicurezza e di intelligence delle forze statunitensi in gran parte del Medio Oriente. Una simile attività di sorveglianza, almeno a giudicare dal materiale diffuso, avrebbe riguardato sia la citata base giordana di Muwaffaq Salti sia quella di Al Udeid, in Qatar, che ospita un contingente Usa.

La strategia di Pechino

Non è da escludere che la tecnologia cinese possa aver consentito all'Iran di monitorare in tempo reale i movimenti delle forze americane, riducendo così l'“effetto sorpresa” su cui Washington farebbe affidamento per eventuali attacchi militari rapidi.

Nei giorni scorsi, intanto, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, aveva sintetizzato così la posizione ufficiale del suo governo: Pechino “auspica che tutte le parti risolvano le divergenze attraverso il dialogo e collaborino per preservare la pace e la stabilità nella regione”.

La presa di posizione della Cina è arrivata mentre Washington e Teheran si preparavano ad avviare nuovi negoziati sul programma nucleare in Oman.

Interpellato sull’eventualità che Teheran abbia consultato Cina e Russia prima del confronto con gli Stati Uniti, Lin ha affermato che Pechino “ha mantenuto comunicazioni anche con

altre parti” in merito al dossier nucleare iraniano. Ha inoltre confermato che il viceministro degli Esteri cinese Miao Deyu ha incontrato a Pechino il suo omologo iraniano Kazem Gharibabadi.

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