La Cina è tornata ad alzare il livello dell’attenzione sul fronte della sicurezza nazionale con una nuova campagna pubblica dedicata ai rischi dello spionaggio. Attraverso una serie di documentari trasmessi dall’emittente statale Cctv, le autorità hanno messo in guardia cittadini e dipendenti pubblici da minacce che, secondo Pechino, si nasconderebbero dietro attività apparentemente innocue. Le operazioni di intelligence straniere, è il messaggio dell’iniziatia, sarebbero oggi più sofisticate, diffuse e difficili da individuare rispetto al passato, grazie all’impiego di tecnologie avanzate e di coperture capaci di confondersi nella vita quotidiana.
L’allarme cinese sullo spionaggio straniero
Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, il primo episodio della serie racconta diversi casi che le autorità cinesi indicano come esempi delle nuove modalità operative utilizzate per raccogliere informazioni sensibili.
Tra questi figura la vicenda di alcuni presunti agenti che si sarebbero finti fotografi matrimoniali nei pressi di porti militari, trascorrendo lunghi periodi nelle aree interessate con il pretesto di realizzare servizi fotografici. In realtà, sostiene il documentario, il loro obiettivo sarebbe stato quello di osservare movimenti navali e attività strategiche.
Un altro caso riguarda un allevatore di cetrioli di mare nella città portuale di Dalian, che avrebbe ricevuto gratuitamente apparecchiature per il monitoraggio della qualità dell’acqua da un’organizzazione presentata come non governativa. Successivamente, secondo il racconto delle autorità, sarebbe emerso che i dispositivi contenevano telecamere a 360 gradi in grado di registrare costantemente il traffico marittimo e le attività nelle aree costiere vicine, inviando poi i dati all’estero.
La campagna spiega inoltre che le coperture utilizzate possono essere estremamente varie: dalle osservazioni meteorologiche effettuate vicino a installazioni sensibili fino a progetti di ricerca tecnologica apparentemente legittimi. In alcuni casi, affermano le autorità, perfino lo studio della guida autonoma sarebbe stato sfruttato come pretesto per raccogliere grandi quantità di dati cartografici attraverso veicoli equipaggiati con radar ad alta precisione, sensori ottici e sistemi GPS avanzati.
Il ruolo delle nuove tecnologie
Il documentario ha calcato la mano soprattutto sul ruolo delle nuove tecnologie nella trasformazione delle attività di intelligence. Le autorità cinesi sostengono infatti che gli strumenti di sorveglianza hanno ormai superato la tradizionale raccolta di immagini, evolvendosi verso sistemi capaci di acquisire e integrare enormi quantità di dati.
Tra le tecnologie citate compaiono dispositivi per la visione notturna e a infrarossi, radar supportati dall’intelligenza artificiale in grado di rilevare obiettivi attraverso gli ostacoli, software capaci di estrarre informazioni sulla posizione geografica da dettagli presenti nelle fotografie e strumenti informatici destinati all’accesso illecito a computer e smartphone.
Sono stati inoltre menzionati droni avanzati e reti di sorveglianza in grado di elaborare flussi di dati provenienti da satelliti e stazioni terrestri. Accanto alle minacce esterne, la campagna ha infine richiamato l’attenzione anche sui comportamenti individuali considerati rischiosi.
Le autorità hanno avvertito che curiosità eccessiva, desiderio di visibilità online o gestione superficiale di documenti riservati possono favorire fughe di informazioni. Per questo motivo è stato ribadito il divieto di condividere dati sensibili su social network, gruppi di messaggistica o piattaforme digitali.
L’iniziativa faceva parte del “Mese della protezione dei segreti”, programma annuale con cui Pechino punta a rafforzare la consapevolezza pubblica sui temi della sicurezza nazionale e della tutela delle informazioni considerate strategiche.