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Deterrenza contro la Cina a rischio: l'allarme sui missili che scuote gli Usa

L’uso massiccio di missili in Iran sta riducendo le scorte Usa e indebolendo la deterrenza contro la Cina nel Pacifico

Deterrenza contro la Cina a rischio: l'allarme sui missili che scuote gli Usa
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La pressione militare esercitata dagli Stati Uniti in Medio Oriente sta avendo effetti collaterali nell’Asia-Pacifico. Il motivo è molto semplice: l’impiego massiccio di missili da crociera a lungo raggio nel conflitto con l’Iran da parte degli Usa sta infatti erodendo le riserve di munizioni avanzate che Washington aveva destinato anche al teatro indo-pacifico, dove la competizione con la Cina resta la priorità di lungo periodo.

Gli Usa hanno un problema con i missili

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, gli Stati Uniti avrebbero dirottato gran parte del loro stock di missili JASSM-ER verso il comando centrale (CENTCOM) e le basi europee, per sostenere l’offensiva contro l’Iran.

Parliamo di uno dei sistemi più avanzati dell’arsenale americano: un missile da crociera stealth con una gittata superiore ai 900 chilometri e una testata da circa 450 chilogrammi, progettato per colpire obiettivi protetti evitando le difese aeree.

Il problema, però, è la disponibilità. Prima della guerra gli Stati Uniti disponevano di circa 2.300 unità, ma oggi - secondo le stime circolate in ambienti militari - ne resterebbero appena 400 operative, con circa due terzi già impegnati nel conflitto iraniano.

Il ritmo di utilizzo di questi missili è elevato: nelle prime fasi dell’operazione ne sarebbero stati lanciati oltre 130 in pochi giorni. A fronte di questo consumo, la produzione non è in grado di compensare le perdite in tempi brevi.

La coperta è corta

Questo squilibrio ha implicazioni dirette sulla deterrenza contro la Cina, soprattutto nello scenario di un possibile conflitto nello Stretto di Taiwan. Le simulazioni strategiche citate da centri di ricerca come il CSIS indicano infatti che un arsenale iniziale di circa 500 JASSM-ER potrebbe esaurirsi in poche settimane in uno scenario ad alta intensità.

Il punto critico coinciderebbe con la struttura stessa dell’industria militare americana: progettata per la qualità più che per la quantità, fatica a scalare rapidamente la produzione in caso di crisi prolungate. Anche altri sistemi d’arma, come i Tomahawk, sono stati impiegati in misura crescente, mentre munizioni meno sofisticate come JDAM e missili Hellfire vengono considerate alternative di emergenza.

Il risultato è un progressivo svuotamento degli stock destinati al Pacifico, proprio mentre la Cina continua a rafforzare le

proprie capacità missilistiche e navali. Il rischio, dunque, è che la deterrenza americana nella regione si indebolisca nel momento più delicato, riducendo la capacità di risposta rapida in caso di crisi a Taiwan (e dintorni).

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