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L'incubo delle navi da guerra: cosa sappiamo del nuovo missile SSM

Un nuovo missile antinave giapponese punta su manovre terminali estreme, stealth e guida avanzata per mettere in crisi le difese delle moderne navi da guerra nemiche

L'incubo delle navi da guerra: cosa sappiamo del nuovo missile SSM
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Il Giappone ha svelato un’arma che potrebbe rivoluzionare il modo in cui vengono concepite la difesa navale e la sopravvivenza delle grandi unità di superficie. Il nuovo missile antinave a lungo raggio, noto come New Surface-to-Ship Missile (New SSM) o anche Island Defense Missile, ovvero “missile per la difesa delle isole”, rappresenta un salto qualitativo rispetto ai precedenti sistemi nipponici. E non solo per la sua maggiore portata o precisione, ma per il diverso approccio all’attacco marittimo. Quale? Rendere la fase finale dell’ingaggio un incubo per le difese di bordo. I filmati ufficiali diffusi dal Ministero della Difesa giapponese mostrano infatti un missile capace di compiere manovre estreme negli ultimi secondi di volo, rompendo gli schemi classici del profilo “sea-skimming” e puntando tutto su agilità, inganno e resilienza contro contromisure sempre più sofisticate.

Il nuovo missile giapponese

La caratteristica più impressionante del New SSM è la capacità di eseguire vere e proprie spirali e “barrel roll” durante la fase terminale. Questa traiettoria serve a confondere e saturare i sistemi CIWS (Close-In Weapon Systems), ovvero i cannoni automatici a corto raggio che costituiscono l’ultima linea di difesa delle navi da guerra moderne. L’idea alla base di questa arma è semplice: rendere imprevedibile la posizione del missile proprio nel momento in cui i radar e i calcolatori di tiro devono reagire in frazioni di secondo. Secondo un’analisi pubblicata da The War Zone, non a caso, emerge come queste manovre siano pensate in particolare per superare sistemi come i cannoni Gatling di ultima generazione, diffusi non solo in Asia ma in tutte le principali marine del mondo.

A questa agilità si affianca una cura notevole per la riduzione della segnatura radar. Il missile adotta forme angolate, bordi seghettati e una presa d’aria a S che nasconde le palette del motore, soluzione tipica dei velivoli stealth. La propulsione è affidata a un turbofan efficiente, che privilegia autonomia e raggio d’azione rispetto alla velocità pura. Fondamentale è anche il sistema di guida: una combinazione di navigazione inerziale assistita da GPS nella fase iniziale e un seeker bimodale nella fase finale, capace di usare sia sensori a infrarossi imaging sia radar a radiofrequenza. Questa doppia “vista” riduce la vulnerabilità al disturbo elettronico e aumenta le probabilità di colpire bersagli manovranti in ambienti costieri complessi.

Il jolly di Tokyo

Sebbene Tokyo non abbia confermato ufficialmente i dati di raggio massimo, il New SSM è destinato a superare nettamente il missile Type-12, già in fase di aggiornamento verso distanze dell’ordine dei 1.000 chilometri. Il nuovo sistema è pensato per essere lanciato da terra, da navi e da aerei, integrandosi in una rete di sensori e piattaforme che estende la capacità di deterrenza giapponese su tutto il Mar Cinese Orientale e oltre. Un altro aspetto chiave è la modularità: la sezione anteriore del missile potrebbe essere adattata per missioni diverse, dall’attacco terrestre al ruolo di esca o persino di piattaforma di sorveglianza loitering, sfumando il confine tra missile da crociera e drone armato.

Il contesto strategico spiega bene perché Tokyo investa in un’arma del genere. Le tensioni attorno a Taiwan, l’attività navale cinese, la minaccia nordcoreana e la competizione con altre potenze regionali spingono il Giappone a rafforzare la difesa delle isole periferiche e la capacità di colpire a distanza. Un missile come il New SSM, capace di arrivare da direzioni multiple e di sopravvivere fino all’impatto contro navi altamente protette, rappresenta un moltiplicatore di potenza.

Non a caso, la produzione in serie è prevista a partire dal 2027, mentre i test di volo sono già in corso. Il messaggio implicito è chiaro: nell’era delle difese stratificate e dei sensori avanzati, anche le grandi navi da guerra non possono più considerarsi al sicuro.

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