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Il mare si illumina di notte: il mistero delle navi cinesi che preoccupa gli Usa

Centinaia di pescherecci di Pechino operano ai margini delle acque argentine. Washington teme attività di sorveglianza oltre alla pesca dei calamari

Il mare si illumina di notte: il mistero delle navi cinesi che preoccupa gli Usa
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Da un po’ di tempo il mare notturno davanti alle coste dell’Argentina è solito illuminarsi come se al suo interno ci fosse una città galleggiante. Cosa succede? Centinaia di imbarcazioni cinesi specializzate nella pesca del calamaro operano ai margini della zona economica esclusiva di Buenos Aires, in un’area diventata ormai simbolo della crescente presenza di Pechino in America Latina. Ebbene, negli ultimi dieci anni la flotta è aumentata di quasi il 50%, alimentando domande, dubbi e preoccupazioni. Per gli Stati Uniti, infatti, quelle navi rappresentano molto più di un semplice business ittico: sono il segnale dell’avanzata cinese nel loro tradizionale “cortile di casa. Ecco che cosa sappiamo in merito a questo dossier sempre più scottante.

Navi cinesi in America Latina

Secondo un’inchiesta di Reuters, le autorità argentine e statunitensi sospettano da tempo che parte della flotta possa svolgere anche attività di raccolta dati e sorveglianza elettronica. Alcuni ex funzionari di Buenos Aires hanno raccontato all’agenzia britannica che diverse imbarcazioni sarebbero dotate di antenne incompatibili con normali attività di pesca.

L’ipotesi, impossibile da confermare o smentire, è che possano intercettare comunicazioni o raccogliere informazioni sui fondali oceanici, una prospettiva che preoccupa il Pentagono soprattutto per il valore strategico dell’area. La stessa Reuters ha scritto in ogni caso che non sono emerse prove definitive di un’attività sistematica di intelligence.

Un’analisi dei movimenti navali effettuata tra il 2025 e il 2026 dalla società neozelandese Starboard Maritime Intelligence non ha rilevato operazioni di mappatura su larga scala dei fondali argentini, anche se non ha escluso attività più limitate. Dal canto suo Pechino ha respinto ogni accusa, definendo le ricostruzioni “pure speculazioni”. Il ministero degli Esteri cinese sostiene che la flotta rispetti il diritto internazionale e operi nell’ambito di normali attività di pesca d’altura.

Le preoccupazioni degli Usa

Gli Stati Uniti osservano con crescente sospetto una presenza cinese che negli ultimi vent’anni si è consolidata in tutta l’America Latina. Dalle infrastrutture portuali in Perù e Brasile agli investimenti nel litio argentino, fino alla stazione spaziale cinese costruita nella provincia di Neuquén, Pechino ha esteso progressivamente la propria influenza economica e strategica nella regione. Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha indicato il rafforzamento della leadership statunitense nell’emisfero occidentale come una priorità geopolitica, e l’Atlantico del Sud è diventato uno dei nuovi fronti di questa competizione.

Sul piano economico e ambientale, la dimensione della flotta cinese continua ad alimentare forti preoccupazioni. Le stime variano enormemente: il think tank londinese ODI Global parla di oltre 16 mila imbarcazioni cinesi per la pesca d’altura, mentre Pechino sostiene che siano circa 2.500. Si tratta comunque della più grande flotta peschereccia del mondo.

Secondo la ong americana Oceana, circa metà dell’attività di pesca globale visibile sarebbe riconducibile a imbarcazioni cinesi. Al largo dell’Argentina, i vascelli pescano soprattutto il calamaro Illex argentinus, specie molto richiesta sul mercato asiatico.

Le navi usano potenti luci da migliaia di watt per attirare i calamari durante la notte, creando gigantesche distese luminose visibili persino dai satelliti. Gli esperti argentini temono però che la pressione eccessiva stia impoverendo gli stock ittici dell’Atlantico meridionale.

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