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Missili Tomahawk nel Golfo Persico: cosa sono e che bersagli possono colpire in Iran

Dai radar alle basi missilistiche: la mappa dei bersagli che potrebbero essere colpiti dai missili Tomahawk nel caso di un’escalation con l’Iran

 Missili Tomahawk nel Golfo Persico: cosa sono e che bersagli possono colpire in Iran
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Gli Stati Uniti potrebbero ricorrere ai loro famosi missili Tomahawk per colpire l’Iran nell’ipotesi che i negoziati non portino alla risoluzione sperata, lanciando attacchi di precisione contro obiettivi prefissati dal Mar Arabico, come è già accaduto il 22 giugno 2025 nel corso dell’Operazione Midnight Hammer, quando insieme alle "bunker buster" sganciate dai bombardieri strategici lanciarono ben 30 missili da crociera Bgm-109 contro l’impianto nucleare di Natanz e Centro di tecnologia nucleare di Isfahan. In quell’occasione i Tomahawk, che vennero lanciati da un sottomarino, si ritiene l’Uss Georgia, svolsero un ruolo d’attacco complementare e conclusivo nell’azione.

Il missile Tomahawk, tecnicamente missile da crociera subsonico a lungo raggio, adatto a tutte le condizioni atmosferiche, è progettato per compiere attacchi di precisione contro obiettivi di alto valore o fortemente difesi e può essere lanciato da unità di superficie, come i cacciatorpediniere missilistici classe Arleigh Burke e i sottomarini lanciamissili classe Ohio o i sottomarini d’attacco classe Virginia. Attualmente nel Mar Arabico e nel Mediterraneo orientale sono schierati 15 cacciatorpediniere e almeno 2 sottomarini armati con quelli che si stimano essere almeno 650 missili Tomahawk nella configurazione convenzionale per attacco al suolo.

Grazie alla sua traiettoria di volo a bassa quota e ai suoi sistemi di guida avanzati, una volta lanciato dai moduli di lancio verticali delle unità di superficie o dai lanciatori dei sottomarini, il missile Tomahawk, che misura circa sei metri ed è spinto da un piccolo motore turbofan, può eludere le difese aeree nemiche volando a un’altitudine compresa tra i 30-50 metri dal suolo con una velocità di 880 km/h e l'ausilio di un sistema di telecamere che monitora la coincidenza della traiettoria computerizzata durante l’intera corsa sul bersaglio.

Questi missili, armati con testate esplosive convenzionali, a submunizioni o tattiche, possono raggiungere bersagli a 2.000 km di distanza e potrebbero essere impiegati per colpire infrastrutture critiche, di alto valore, fortificate e strategiche in tutto l’Iran. Tra gli obiettivi presi in esame dagli analisti ci sarebbero di nuovo gli impianti nucleari, come Natanz e Isfahan, il quartier generale e i centri di comando dell’Irgc, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione, e quelli della Basij, la forza paramilitare agli ordini degli Ayatollah, ma anche basi militari dove sono schierate difese aeree e dove si ritiene possano essere custodite delle scorte di missili balistici, sebbene queste siano notoriamente basi sotterranee e ben fortificate che richiedono armi con un’elevata capacità di penetrazione come le Gbu-57, le Massive Ordnance Penetrator sganciate da B-2 nell’operazione Midnight Hammer.

Per questo si ritiene più probabile che gli attacchi di precisione sferrati con i Tomahawk verrebbero lanciati contro installazioni radar, difese aeree, piste di decollo su cui potrebbe fare affidamento la ridotta forza aerea iraniana, o sulle basi navali, nel caso di un’operazione offensiva su vasta scala, mentre nel caso di un “raid chirurgico” su obiettivi ben selezionati nei centri urbani, sebbene il rischio di vittime collaterali potrebbe spingere a riconsiderare il valore effettivo di questo tipo di obiettivi.

Usati con successo durante la Guerra del Golfo, dove ne vennero lanciati ben 280, nella guerra in Iraq del 2003, come arma essenziale della campagna "shock and awe”, durante l’intervento in Libia del 2011 e nell’attacco sferrato sulla Siria nel 2017, quando 59 Tomahawk colpirono la base aerea di Shayrat, questi missili da crociera non sono soltanto un’arma efficace ma anche uno

strumento di pressione politica che, attraverso il suo solo dispiegamento in teatro operativo, rafforza le capacità di deterrenza e garantendo una capacità offensiva immediata e a lungo raggio.

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