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650 missili Tomahawk, 33 navi e F-35, un terzo della flotta Usa in Medio Oriente: cosa può succedere

Gli Usa spostano la USS Ford nel Golfo per unirsi alla Lincoln e rafforzare la presenza navale con centinaia di missili e decine di navi, in un segnale di forza rivolto a Teheran ma anche Russia e Cina che manovrano intorno a Hormuz

650 missili Tomahawk, 33 navi e F-35, un terzo della flotta Usa in Medio Oriente: cosa può succedere

Con il transito nell'Oceano Atlantico del gruppo d'attacco della portaerei “Ford”, esattamente un terzo di tutta la forza disponibile della U.S. Navy si troverà presto nella zona di operazioni del Medio Oriente.

Venerdì 13 febbraio, al Csg (Carrier Strike Group) della “Ford” è stato dato ordine di lasciare la zona dei Caraibi, dove era arrivato il 16 novembre per supportare l'azione militare che ha condotto alla cattura dell'ormai ex presidente venezuelano Nicolas Maduro, per dirigersi verso il Mediterraneo, e da lì molto probabilmente passare sotto il comando del Centcom, il Comando Centrale delle forze Usa che presiede alle operazioni in Medio Oriente e Asia Centrale.

Il Csg della “Ford” va ad aggiungersi a quello della “Lincoln”, che da settimane sta incrociando nel Mare Arabico dopo essere stato fatto giungere dal Pacifico Occidentale. Caccia imbarcati sulla portaerei, nella fattispecie F-35C, sono già entrati in azione per abbattere un drone di sorveglianza iraniano che il 3 febbraio si era spinto un po' troppo vicino l'unità navale.

Una potenza di fuoco enorme

La potenza di fuoco schierata dagli Stati Uniti nell'area mediorientale è enorme, e supera di gran lunga quella disposta per l'azione contro il Venezuela: si calcola che, solo conteggiando i missili da crociera “Tomahawk” solitamente imbarcati da tutte le unità navali dispiegate, ce ne siano più di 650, senza considerare le capacità missilistiche da difesa aerea e antimissile date dai 15 cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke aggregati ai due Csg e distaccati singolarmente da diverse basi navali. In totale presto saranno presenti 33 navi da guerra di superficie (di cui sei cutter della Guardia Costiera Usa) e almeno 3 sottomarini, di cui un SSGN, ovvero un sottomarino a propulsione nucleare lanciamissili da crociera appartenente alla classe Ohio.

Anche il dispositivo aereo è impressionante: 54 F-35A dell'U.S. Air Force sono stati posizionati a Lakenheath, nel Regno Unito, e la scorsa notte 18 di questi, supportati da aerocisterne, sono stati trasferiti in basi avanzate non meglio identificate in Medio Oriente. Probabilmente si sono aggiunti ai 12 già presenti presso la base giordana di Muwaffaq Salti, dove sono presenti anche 24 F-15E “Strike Eagle” e un gruppo di A-10 (dovrebbero essere 12), i ben noti “cacciacarri” dell'aviazione statunitense. Restando in Medio Oriente, almeno 12 F-16 sono presenti in Arabia Saudita presso la base Prince Sultan, mentre altri, almeno sino a ieri, erano ancora visibili nella base di Aviano (Ud). Nel Regno Unito, sempre a Lakenheath, sono disponibili altri 36 F-15E. Probabilmente un tale schieramento di forze aeronavali nei comandi europeo e centrale degli Usa non si vedeva dalla Seconda Guerra del Golfo nel 2003.

Esercitazioni navali congiunte nello Stretto di Hormuz

La situazione è complicata dall'avvio di un'esercitazione militare delle Irgc (Islamic Revolutionary Guard Corp), i pasdaran iraniani, nello Stretto di Hormuz. La manovra militare, denominata “Controllo intelligente dello Stretto di Hormuz” è presieduta dal comandante delle Irgc, il generale Mohammad Pakpour, e lascia intendere il suo scopo di testare le attività di sea denial di quel vitale tratto di mare.

Contemporaneamente, stamattina Russia, Cina e Iran hanno schierato unità navali nello Stretto per l'esercitazione congiunta “Maritime Security Belt 2026”, un'iniziativa che l'assistente del Presidente della Russia e Presidente del Consiglio Marittimo di Stato Nikolai Patrushev ha descritto come “tempestiva e strategicamente rilevante”. Patrushev ha affermato che “le esercitazioni Maritime Security Belt 2026 nello Stretto di Hormuz, dove Russia, Cina e Iran hanno inviato le loro navi, si sono rivelate pertinenti”, in una dichiarazione che comporta implicazioni geopolitiche complesse nel contesto dell'intensificarsi dello schieramento aeronavale statunitense.

Le navi da guerra cinesi appartengono alla 48esima Flottiglia con base a Gibuti, tra cui il cacciatorpediniere lanciamissili di classe Type 052DL “Tangshan”, la fregata di classe Type 054A “Daqing” e la nave di rifornimento “Taihu”, mentre il contributo russo è dato dal cacciatorpedinere di classe Udaloy “Maresciallo Shaposhnikov” e dalla cisterna “Butoma”. Le forze navali iraniane, provenienti sia dalla marina militare regolare che dalla marina dei pasdaran, dovrebbero includere fregate classe Jamaran, corvette classe Naghdi e mezzi d'attacco rapidi dotati di missili antinave.

Mentre i colloqui di Ginevra per cercare di raggiungere un accordo sembrano arenarsi in quanto Washington sta avanzando a Teheran richieste considerate inaccettabili come la rinuncia al programma nucleare, l’eliminazione delle scorte di uranio arricchito, ma soprattutto la riduzione della quantità e della gittata dei missili balistici, la diplomazia internazionale è meglio rappresentata dal dispiegamento di forza

militare nella regione mediorientale, con Russia e Cina che per la prima volta danno un chiaro segnale di sostegno a un partner: durante la crisi venezuelana, è bene ricordarlo, né Pechino né Mosca mossero le proprie forze.

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