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Oltre 7mila militari di 30 Paesi tra cui l'Italia: scatta l'esercitazione Nato African Lion 2026

Le manovre partite in Tunisia e destinate a proseguire in altri Paesi africani segnano il ritorno di Washington nel continente, tra lotta al terrorismo e sfida a Cina e Russia

Oltre 7mila militari di 30 Paesi tra cui l'Italia: scatta l'esercitazione Nato African Lion 2026
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Gli Stati Uniti saranno pure distratti dal Medio Oriente e dall’evoluzione del conflitto in Iran - con buona pace dei consiglieri delle ultime amministrazioni, senza distinzione di partito, che hanno cercato di convincere il commander in chief di turno della necessità di un riassetto strategico verso l’Indo-Pacifico - , ma il Pentagono non dimentica altre delicate aree geopolitiche, a partire dall’Africa, dove Russia e, soprattutto, Cina si muovono già con una certa disinvoltura. Un esempio dell’attenzione dimostrata dal dipartimento della Guerra nei confronti della regione in questione è rappresentato dall’esercitazione militare cominciata in Tunisia il 13 aprile scorso, organizzata, appunto, in collaborazione con il Comando Africa degli Stati Uniti, e che proseguirà a breve in altri Paesi.

Le manovre militari in territorio tunisino, che andranno avanti sino al 30 aprile, sono parte dell’African Lion 2026, l’esercitazione giunta alla sua 22esima edizione che vedrà la partecipazione di oltre 7000 militari provenienti da oltre 30 nazioni. Circa 560 i soldati collocati in Tunisia, al decimo anno consecutivo da padrone di casa. Come riferisce il sito ufficiale dell’esercito statunitense, anche militari di nazioni della Nato, incluse Italia e Francia, si sono unite in questi giorni alle forze Usa e tunisine.

Eldridge Browne, responsabile delle esercitazioni dello US Army Southern European Task Force, Africa (Setaf- Af) ha dichiarato che “African Lion 2026 si concentra sul rafforzamento della prontezza operativa di una forza combinata e congiunta, sulla promozione della comprensione reciproca tra i partner e sul miglioramento dell’interoperabilità in preparazione alla risposta alle crisi”. Browne ha poi precisato che la manovra in corso, che continua a consolidare i risultati ottenuti nelle edizioni precedenti, “rafforza la nostra capacità di contrastare il terrorismo, contribuire alla sicurezza regionale e migliorare l’efficacia in molteplici aree funzionali”.

L’esercitazione African Lion 2026, organizzata per la prima volta nel 2004 e diventata ormai la più importante manovra militare statunitense nel continente africano, proseguirà, dopo la tappa in Tunisia, in Ghana, Marocco e Senegal. Essa si concentrerà sull’integrazione di armi combinate, simulazioni di posti di comando e moduli di pianificazione avanzata per garantire una perfetta interoperabilità tra diverse strutture militari. Al centro di valutazione le competenze in materia di difesa chimica, biologica, radiologica e nucleare. L’addestramento comprenderà anche l’integrazione aria-terra, tattiche di contrasto agli ordigni esplosivi improvvisati e manovre per operazioni speciali, oltre a sessioni sulla guerra cibernetica e sulle minacce digitali.

L’attuale inquilino della Casa Bianca e il Pentagono hanno dimostrato un certo interesse (seppur di tipo transazionale) rispetto a quanto accade in Africa. Ad inizio dicembre Donald Trump ha invitato a Washington i leader del Ruanda e della Repubblica Democratica del Congo per la firma di un accordo di pace tra i due Paesi promettendo l’opportunità di concludere affari e “fare un sacco di soldi”. Allo stesso tempo, il tycoon ha dato prova di un approccio muscolare in occasione degli attacchi compiuti il giorno di Natale contro obiettivi in Nigeria collegati allo Stato Islamico. Iniziative più sottotraccia si segnalano infine in Libia dove, come ha rivelato la settimana scorsa il Wall Street Journal, lo U.S.

Africa Command ha condotto esercitazioni militari convincendo a parteciparvi due fazioni rivali libiche. Un risultato che mira ad estromettere la Russia dal Paese nordafricano. Contrastare, invece, la presenza cinese nel continente, ormai qui presente da decenni, sarà per Washington decisamente più difficile.

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