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Putin schiera la triade nucleare, 64mila soldati e sottomarini strategici in azione: a cosa punta

La maxi esercitazione russa arriva mentre cresce la tensione con la Nato. Coinvolta anche la Bielorussia con le armi tattiche di Mosca

Putin schiera la triade nucleare, 64mila soldati e sottomarini strategici in azione: a cosa punta
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La Russia torna a puntare sulla deterrenza nucleare per lanciare un messaggio diretto all’Occidente. Tra il 19 e il 21 maggio 2026, Mosca ha dato il via a una vasta esercitazione strategica che coinvolge gran parte delle proprie forze atomiche, in un momento delicato della guerra in Ucraina e mentre aumentano le tensioni con la NATO.

Il Cremlino parla di attività necessarie a verificare la prontezza operativa dell’esercito in caso di minaccia esterna. Dietro le motivazioni ufficiali, però, emerge anche la volontà di mostrare compattezza militare e capacità di reazione in una fase in cui il conflitto sul fronte ucraino continua a consumare uomini, mezzi e risorse.

Cosa sappiamo

Alle manovre partecipano le forze missilistiche strategiche, le flotte del Nord e del Pacifico, l’aviazione strategica e unità provenienti dai distretti militari centrali e nord-occidentali della Federazione. I numeri diffusi dal Ministero della Difesa russo sono imponenti: oltre 64 mila militari, più di 7.800 mezzi, circa 200 lanciatori missilistici, 140 velivoli, 73 navi da guerra e 13 sottomarini, tra cui otto unità strategiche dotate di missili balistici.

Durante l’esercitazione sono previste simulazioni operative e lanci di missili balistici e da crociera verso poligoni situati sul territorio russo. Secondo analisi occidentali, una parte consistente dei sistemi nucleari intercontinentali di Mosca sarebbe coinvolta direttamente nelle attività.

A rendere ancora più significativa l’operazione è il fattore sorpresa. Negli ultimi anni la Russia aveva concentrato le grandi esercitazioni nucleari nel periodo autunnale. Questa volta, invece, il Cremlino ha anticipato i tempi senza annunci preventivi, aumentando l’impatto politico e mediatico dell’iniziativa.

Il messaggio alla NATO e il ruolo della Bielorussia

Le esercitazioni arrivano mentre Mosca intensifica lo scontro verbale con l’Alleanza Atlantica. Esponenti del governo russo hanno accusato la NATO di alimentare il rischio di un confronto diretto tra potenze nucleari attraverso il continuo sostegno militare all’Ucraina.

Nel quadro delle manovre è coinvolta anche la Bielorussia, ormai sempre più integrata nel sistema di difesa russo. Le due forze armate stanno conducendo attività congiunte legate anche all’impiego delle armi nucleari tattiche schierate da Mosca sul territorio bielorusso. Un elemento che rafforza la pressione strategica sul fianco orientale dell’Europa.

Parallelamente, i servizi d’intelligence russi hanno rilanciato accuse contro i Paesi baltici, sostenendo che droni ucraini sarebbero stati fatti decollare da basi presenti in Lettonia. Le autorità baltiche hanno smentito ogni coinvolgimento, definendo le dichiarazioni russe prive di fondamento.

Per molti osservatori, il Cremlino starebbe cercando di aumentare la pressione psicologica sull’Occidente attraverso una combinazione di attività militari, propaganda e dimostrazioni di forza, con l’obiettivo di influenzare il dibattito europeo sul sostegno a Kiev.

Le difficoltà sul fronte dietro la dimostrazione di forza

La grande esercitazione arriva in un momento complesso per le forze russe. L’offensiva lanciata nel 2026 non ha prodotto risultati decisivi e l’esercito ucraino continua a colpire obiettivi strategici anche in profondità nel territorio russo grazie all’impiego di droni a lungo raggio.

A pesare è soprattutto il problema del reclutamento. Secondo fonti dell’intelligence ucraina, il numero di nuovi contratti militari firmati nei primi mesi dell’anno sarebbe in calo rispetto al 2025, nonostante l’aumento dei bonus economici offerti ai volontari. In molte regioni russe le autorità locali hanno aumentato in modo significativo gli incentivi finanziari pur di attrarre nuove reclute.

Mosca avrebbe inoltre intensificato il ricorso a forme di mobilitazione indiretta, coinvolgendo università, aziende e sistema carcerario. Negli ultimi anni il numero dei detenuti nelle prigioni russe è diminuito drasticamente, un dato che diversi analisti collegano al reclutamento destinato al conflitto in Ucraina.

In questo scenario, la maxi esercitazione nucleare sembra poter assumere anche un forte valore politico interno: dimostrare che la Russia

conserva ancora una piena capacità di deterrenza strategica e resta una potenza militare in grado di influenzare gli equilibri internazionali, nonostante le difficoltà sempre più evidenti sul terreno di guerra.

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