Il Giappone osserva con crescente preoccupazione ai movimenti militari russi nel Pacifico settentrionale e teme che una futura crisi con la Cina possa trasformarsi in un ipotetico conflitto su due fronti. Che cosa sta succedendo? Negli ultimi mesi Tokyo ha intensificato il monitoraggio dell’area attorno all’Hokkaido, dopo l’aumento delle esercitazioni russe e delle operazioni congiunte tra Mosca e Pechino. Per il governo giapponese il rischio è quello di dover fronteggiare contemporaneamente una pressione cinese nel Mar Cinese Orientale e una manovra diversiva russa nel nord del Paese.
Mosca e Pechino preoccupano il Giappone
Il ministro della Difesa giapponese, Shinjiro Koizumi, ha parlato apertamente della necessità di mantenere una difesa “impeccabile” nell’Hokkaido, sottolineando come la postura militare russa nell’Estremo Oriente rappresenti ormai “un motivo di seria preoccupazione”.
Secondo il South China Morning Post, il timore strategico di Tokyo nasce dalla crescente integrazione tra le forze armate russe e cinesi nelle acque e nei cieli che circondano il Giappone. Negli ultimi anni i bombardieri dei due Paesi hanno effettuato pattugliamenti congiunti, mentre navi militari cinesi sempre più avanzate sono state avvistate anche a nord dell’arcipelago giapponese.
Gli analisti ritengono che Mosca stia trasformando il Mare di Ochotsk in una sorta di area protetta per i propri sottomarini nucleari, rafforzando al tempo stesso la presenza missilistica nelle isole Curili meridionali, territori contesi con Tokyo. La preoccupazione maggiore riguarda però la possibilità che la Russia possa sfruttare un’eventuale crisi tra Cina e Giappone per aprire un fronte secondario attorno a Hokkaido, costringendo Tokyo a dividere uomini, mezzi e risorse militari.
Non a caso le Forze di autodifesa giapponesi stanno aumentando le esercitazioni di rapido dispiegamento delle truppe dal sud al nord del Paese. Parallelamente il Giappone accelera il rinnovamento della propria aviazione militare: i vecchi caccia F-15 di stanza a Chitose saranno progressivamente sostituiti dagli F-35A di quinta generazione, considerati fondamentali per mantenere la superiorità aerea in caso di escalation regionale.
Alta tensione su due fronti
A pesare sui timori giapponesi c’è anche il numero crescente di intercettazioni aeree effettuate contro velivoli russi e cinesi. Solo nei primi nove mesi dello scorso anno i caccia giapponesi sono decollati 448 volte per identificare aerei entrati nella zona di difesa aerea del Paese. Molte missioni hanno riguardato velivoli da sorveglianza russi IL-20, ma a preoccupare Tokyo sono soprattutto i MiG-31 equipaggiati con missili ipersonici Kinzhal, già mostrati da Mosca nelle aree vicine al Giappone. Questi ordigni, capaci di cambiare traiettoria durante il volo, sono considerati estremamente difficili da intercettare e rappresentano una sfida diretta per le difese giapponesi.
Intanto il Cremlino continua a rafforzare la propria presenza navale nel Pacifico, ampliando la base di sottomarini nucleari in Kamchatka e preparando nuove unità specializzate nelle operazioni sottomarine profonde. Tokyo teme che, oltre allo spazio aereo e marittimo, il confronto possa presto estendersi anche alle infrastrutture sottomarine, dai cavi di comunicazione alle reti energetiche.
Ecco perché ill riarmo giapponese procede a ritmo accelerato: il governo nipponico guidato da Takaichi
Sanae ha approvato un budget record da 58 miliardi di dollari per la Difesa, anche nel tentativo di costruire una strategia capace di reggere la pressione simultanea di Russia e Cina nel Pacifico.