Leggi il settimanale

Uno scudo contro le armi ipersoniche cinesi: come funziona la Golden Dome Usa

Il progetto Golden Dome punta a difendere gli Usa dalle armi ipersoniche e dai missili da crociera cinesi

Uno scudo contro le armi ipersoniche cinesi: come funziona la Golden Dome Usa
00:00 00:00

Il progetto Golden Dome, voluto fortemente da Donald Trump, nasce con l’intenzione di soddisfare un’impellenza strategica del Pentagono: gli Stati Uniti, oggi, non dispongono di una difesa efficace contro missili ipersonici e da crociera di nuova generazione. Da qui l’idea di uno scudo da 185 miliardi di dollari capace di intercettare minacce sempre più veloci e difficili da tracciare.

Lo scudo di Trump

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, il cuore della Golden Dome sarebbe una rete integrata di sensori e piattaforme in grado di individuare il lancio di un missile quasi in tempo reale, seguirne la traiettoria e neutralizzarlo durante il volo.

L’architettura prevede satelliti di nuova generazione, radar avanzati e sistemi di comando automatizzati, capaci di coordinare la risposta in pochi secondi. L’obiettivo dichiarato dal Pentagono è duplice: da un lato impedire a potenziali avversari – in primis Cina e Russia – di usare missili ipersonici come strumento di coercizione; dall’altro rafforzare la deterrenza mostrando la capacità di annullare un attacco prima che raggiunga il territorio americano o gli alleati.

Non a caso, durante le audizioni al Congresso, i vertici della Difesa hanno sottolineato come l’espansione degli arsenali missilistici cinesi rappresenti oggi la principale sfida strategica. Pechino, dal canto suo, ha criticato duramente il piano, sostenendo che rischia di innescare una nuova corsa agli armamenti.

Un jolly contro le armi ipersoniche cinesi

Dal punto di vista operativo, la Golden Dome funzionerebbe come una catena continua di rilevamento e risposta. I satelliti in orbita bassa e geostazionaria avrebbero il compito di captare il calore e la firma dei lanci, trasmettendo i dati a centri di comando terrestri.

Qui algoritmi avanzati elaborerebbero le informazioni per calcolare con precisione la rotta del vettore ostile. A quel punto entrerebbero in azione gli intercettori, che potrebbero essere basati sia a terra sia nello spazio, progettati per colpire il bersaglio nella fase intermedia del volo, quando viaggia a velocità ipersonica.

È proprio questa fase a rappresentare la sfida maggiore: i missili ipersonici, infatti, possono manovrare e cambiare traiettoria, rendendo inefficaci i sistemi tradizionali di difesa. Per questo il programma punta anche su intelligenza artificiale e sensori più sofisticati, in grado di adattarsi in tempo reale.

Restano però forti dubbi sui costi, sui tempi – l’obiettivo

è il 2029 – e sulla reale efficacia di uno scudo che, secondo diversi analisti, potrebbe non garantire una protezione totale. Il Congresso, che detiene l’ultima parola sui finanziamenti, appare diviso tra sostenitori e scettici.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica