Le attività in orbita della Cina sono diventate sempre più sofisticate e ambigue. L’elenco è abbastanza corposo e comprende, per esempio, satelliti capaci di avvicinarsi, ispezionarsi e potenzialmente neutralizzarsi a vicenda, nonché tecnologie dual-use, e cioè utilizzabili sia per scopi civili sia militari. Sopra le nostre teste sta così prendendo forma una nuova corsa agli armamenti.
Le mosse spaziali della Cina
Secondo quanto riportato dal Financial Times, che ha citato manuali militari cinesi e decine di studi accademici legati all’Esercito popolare di liberazione, Pechino starebbe elaborando una dottrina operativa completa per un eventuale conflitto nello Spazio.
Le capacità in sviluppo includono il sequestro di satelliti avversari tramite bracci robotici, operazioni di “dogfight” orbitale e sistemi in grado di spostare oggetti in orbite cosiddette “cimitero”, lontane dalla Terra. Alcuni test recenti hanno mostrato satelliti cinesi eseguire manovre ravvicinate coordinate, mentre altri esperimenti suggeriscono progressi nel rifornimento in orbita e nella manutenzione di veicoli spaziali.
Ufficialmente, molte di queste missioni sono presentate come civili o scientifiche, ma le stesse tecnologie possono essere facilmente convertite in strumenti offensivi. In parallelo, Pechino sta investendo in jammer, laser e sistemi anti-satellite terrestri, oltre a sensori avanzati capaci di monitorare movimenti militari sulla superficie terrestre con precisione crescente. Che cosa ha in mente, dunque, il Dragone?
Il playbook orbitale del Dragone
La strategia cinese, secondo diversi analisti, punta a colpire i nodi critici delle reti avversarie - comunicazioni, navigazione e comando - così da paralizzare la capacità decisionale del nemico senza necessariamente provocare vittime dirette.
I documenti cinesi descrivono un’escalation graduale: dalle operazioni di deterrenza e dimostrazione di forza, fino al blocco spaziale e, in ultima istanza, alla distruzione delle capacità orbitali nemiche. Tra le ipotesi più avanzate compare anche l’uso di piattaforme in orbita per colpire obiettivi sulla Terra, sfruttando la velocità e la traiettoria dei veicoli spaziali per attacchi globali difficili da intercettare.
Attenzione però, perché alcuni esperti sottolineano che queste soluzioni restano complesse e costose rispetto ai sistemi tradizionali. Più concreta è invece la competizione sulle costellazioni di satelliti in orbita bassa, diventate essenziali per comunicazioni, difesa e intelligence.
In questo campo, la proliferazione di migliaia di piccoli satelliti - come nel caso delle reti commerciali - sta cambiando gli equilibri, rendendo più difficile neutralizzare un sistema distribuito.
Anche per questo, la Cina punta ad aumentare drasticamente il numero dei propri satelliti nei prossimi anni. In gioco non c’è solo la supremazia tecnologica, ma il controllo di quella che ormai viene considerata l’infrastruttura invisibile da cui dipendono economie e sistemi militari. E nel mirino di Pechino c’è lo Spazio.