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"Tre satelliti per tracciare tutto": ecco la svolta spaziale della Cina

Tre satelliti cinesi potrebbero garantire sorveglianza globale continua cambiando gli equilibri militari nello Spazio. Ecco come

"Tre satelliti per tracciare tutto": ecco la svolta spaziale della Cina
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La Cina ha monitorato una nave cisterna lunga più di trecento metri che attraversava il Mar Cinese Meridionale, con onde alte e vento forte, a quasi 36mila chilometri di distanza. Tutto merito del nuovo jolly spaziale di Pechino, come confermano alcune immagini radar diffuse da Pechino. Pare, infatti, che il gigante asiatico sia riuscito a tracciare l’imbarcazione in modo continuativo da un’orbita geostazionaria. Affinando questa tecnica, il Dragone potrebbe in futuro usare tre satelliti per coprire l’intero pianeta, 24 ore su 24 e con qualsiasi condizione meteo.

Il jolly spaziale della Cina

Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, la Cina ha effettuato un test impiegando il satellite Ludi Tance 4-01, ossia il primo radar ad apertura sintetica (SAR) in orbita geosincrona.

Le immagini del tanker Towa Maru rappresentano la prima prova concreta di tracciamento prolungato di un obiettivo mobile da quella distanza. Fin qui si riteneva che un simile sistema fosse impraticabile. I calcoli teorici indicavano infatti errori di centinaia di chilometri nel seguire una nave in movimento tra le onde.

Al contrario, i dati diffusi da Pechino parlano di un margine di errore di circa 3 chilometri, riducibile ulteriormente integrando altre fonti di sorveglianza. Si tratta di una precisione che, secondo diversi analisti, potrebbe essere sufficiente per applicazioni militari reali, come il puntamento di missili antinave.

Altitudine e algoritmi speciali

Il punto chiave è l’altitudine: mentre gli Stati Uniti operano satelliti radar a poche centinaia di chilometri, la Cina punta su orbite molto più alte, meno vulnerabili e capaci di coprire aree enormi in un’unica osservazione. Per ottenere una copertura globale simile con sistemi tradizionali, sarebbero necessari centinaia o migliaia di satelliti.

Come si legge in un paper pubblicato sul Journal of Radars da un team guidato da Hu Yuxin della Chinese Academy of Sciences, il risultato è stato possibile grazie a un algoritmo che scompone enormi quantità di dati in micro-processi, isolando i segnali deboli delle navi dal rumore delle onde.

Il risultato? Una simile tecnologia potrebbe

rafforzare la capacità cinese di monitorare flotte navali e rotte strategiche in tempo reale. Pechino continua a presentare questi satelliti come strumenti per la gestione dei disastri naturali, ma il potenziale duale è evidente.

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