Disastro Italia Rigaudo, lacrime e uno svenimento nella 20 km marcia

Il pianto di Elisa Rigaudo, quel leggero svenimento sul traguardo, lo sguardo perduto di chi è cotto dalla delusione e non solo dal sole che picchia a trenta gradi, sono la faccia di questa Italia che poco prometteva e ancor meno mantiene. Crollo di tutta l’Italia in rosa. La Rigaudo, piemontese tosta, bronzo a Pechino, stavolta non è mai partita, silenziosamente affondata nonostante la sua 20 km non fosse proprio impossibile. Tranne il siluro russo Kaniskina, facile vincitrice, non c’era molto altro. «All’ultimo giro ho pensato: questa è l’ultima. Ma non può finire così. Mi prendo un anno di tranquillità e ci riprovo fino a Londra 2012». Indomabile, battuta dal nemico che ha segnato le sue grandi sconfitte: il caldo. Prima la testa, poi il fisico non reggono. «Ho cercato di difendermi cercando l’ombra». «Ci vorrebbe sempre una danza della pioggia», ha chiuso con una battuta Sandro Damilano, il suo allenatore.
La marcia soffre e attende Alex Schwazer. La medaglia di legno (4° nella 20 km di sabato) di Giorgio Rubino, dopo una gara coraggiosa e piena di temperamento, ha tolto il buon umore. Occasione perduta, soprattutto vedendo la marcia fuori regola del messicano Sanchez, che l’ha fatta franca. Invece Ivano Brugnetti, tanto per cambiare, non ha battuto Brugnetti Ivano e la sua testa debole. Il ritiro dalla gara gli costerà: sono finiti i soldi della federazione, del Coni (30mila euro come probabile olimpico) ed anche la pazienza. Parola di Vittorio Visini, il tecnico nazionale.
Ma qui l’unica medaglia d’oro nazionale va alla pazienza di chi porta atleti che sfioriscono come mammole. Libania Grenot, la bella cubana naturalizzata, aveva promesso di scendere sotto i 50 secondi per arrivare in finale ed ha toppato tempo e semifinale (4° in 50”85). Chiara Rosa, che un mese fa aveva toccato il record italiano del peso (19,15), non si è schiodata dal primo lancio (17,89). Figuraccia! Romagnolo e Obrist fuori, e mortificati, nel mezzofondo. E questi erano tre finalisti di Pechino. I centisti, Di Gregorio e Cerutti, sono usciti nei quarti rispettando la realtà dei loro tempi di serie B. Collio era meglio restasse a casa. Nel triplo Donato ha fatto atto di presenza, Schembri ha invece sentito aria di finale ma alla fine nulla anche per lui. E così Elisa Cusma che, dopo aver vinto la sua batteria degli 800 metri, oggi cercherà un posto per la finale. Detto tutto questo, c’è solo da invidiare l’altro mondo.
RiSi

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