Disavanzo sanitario, Marrazzo è ormai vicino alla resa dei conti

Scoccato il gong per Marrazzo. È partita la resa dei conti sul debito sanitario. Stamani il presidente-commissario è atteso al tavolo del Consiglio dei Ministri per illustrare quali azioni, tra quelle messe in campo secondo i dettati del piano di rientro, hanno prodotto risparmi economici.
Dall’analisi del debito purtroppo i numeri non tornano. E infatti sono valse a poco le dissertazioni di Piero Marrazzo davanti al Tavolo tecnico. Ancora non si riesce a capire quale sia, a consuntivo, il rendiconto finanziario tra gli investimenti utili, le risorse a disposizione e gli impegni del piano sanitario regionale che proprio questa mattina approderebbe al vaglio del parlamentino regionale. Senza dimenticare che la presentazione dell’atto da parte delle maggioranza di centrosinistra ha indotto i consiglieri del PdL, già membri della commissione Sanità della Pisana, a dimettersi per protestare contro un piano che manca anche dei più elementari provvedimenti attuativi.
Niente di più facile che proprio stamani si possa abbattere il definitivo colpo di grazia dal Governo. A sentire Cesare Cursi, responsabile nazionale Salute e politiche sociali del PdL, l’esecutivo è preoccupato dell’assenza di programmazione e di risultato ottenuta dal governatore del Lazio. «Che Marrazzo non fosse Giulio Cesare era chiaro fin dall’inizio - sostiene il senatore - ma che rinunciasse totalmente, o non ne avesse la forza politica, di adottare una seppur minima misura di contenimento della spesa sanitaria appare davvero assurdo. È vero, parte del debito viene da lontano, almeno dagli anni ’90 ma almeno la giunta di centro-destra gli ospedali li apriva, non li chiudeva».
E la querelle si fa pesante quando si prova ad analizzare i passi del piano di rientro che Marrazzo firmò con il governo Prodi nel febbraio 2007. I toni si fanno grotteschi. «Il governo Berlusconi è stato fin troppo benevolo: ha modificato la legge per acconsentire che Marrazzo fosse nominato commissario ad acta, è intervenuto per permettere lo sblocco dei fondi statali sulle sole promesse di riordino dei conti della sanità, ha previsto la nomina di un sub-Commissario sul quale, in maniera miserevole, si è tentato di scaricare ogni colpa dell’azione di risanamento. La Regione - accusa formalmente Cursi - ha risposto con il nulla o meglio con il consolidamento di un debito strutturale, nei cinque anni di malgoverno, vicino a un miliardo e ottocento milioni di euro annui che ci pone davanti a Calabria, Sicilia e Campania quanto a disavanzo maturato». È davvero un bel record infatti quello che pone il Lazio a detenere più del 40 per cento del debito sanitario di tutta la penisola. E per informare la cittadinanza sulle ultime della politica assistenziale l’opposizione regionale si è data, per stamani, appuntamento al Forlanini.
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