Le capitali del distanziamento

Si dice che il viaggio sia già la meta e ben oltre la metà del viaggio stesso

Si dice che il viaggio sia già la meta e ben oltre la metà del viaggio stesso. Oggi curiosamente «farsi un viaggio» non suona nemmeno più così psichedelico o trasgressivo, ma resta l'unica alternativa mentale, concretissima pur virtuale, a nostra disposizione. Affacciati al computer, nell'attesa del nostro futuro post Covid.

Quanto le nostre sorti saranno magnifiche e progressive, ma soprattutto torneranno ad essere anche on the road, non è dato sapere. Dipenderà da molti fattori, fra cui la voglia personale di rimettersi in cammino e quella del mercato di tornare a fornire servizi, aerei, navi e «destrieri» su cui far di nuovo galoppare la fantasia. In fondo il turismo, anche prima della pandemia, stava affrontando una profonda riflessione, fra mete troppo affollate e destinazioni alternative, fra correnti global e voglia di super local, dietro casa.

Quanto ci paiono lontani, adesso, questi discorsi. Per ora, data astrale, pardon terrestre, 4 gennaio 2021, non possiamo quasi uscire dal nostro Comune e i varchi regionali sembrano più perigliosi delle colonne d'Ercole. Resta, però, il sogno. Tanto più grande, tanto meglio. Eppure abbiamo già nuotato con le otarie al largo di isole remote, instagrammato centinaia di tramonti tropicali (identici) e distese di nevi eterne (tutte uguali, pure loro), scalato vette, parlato con «i locali». Abbiamo seguito tutte le ragioni e le mode del viaggio. i sentiamo all'Ultima Thule: Rapa Nui (L'Isola di Pasqua) non solo a Pasqua; Faer Øer e Svalbard, meglio d'estate che c'è luce. Atacama o Uyuni? Il Sudamerica va sempre bene; Oceania con i soldini della pensione.

Crediamo di aver molto visto, capito, vissuto. Poi spuntano dal mappamondo queste capitali del distanziamento, minuscoli avamposti di tenacia e oblio. Sono luoghi così remoti da non sembrare nemmeno appartenere a questo pianeta tanto che raggiungerli può sembrare, talvolta, impresa da marziani. Quando ci arrivi, infatti, l'extraterrestre sei tu. Isole dimenticate dalla geografia e dalla storia che ha imboccato, nei secoli, altre rotte. Se c'è l'aeroporto è segreto militare o un capannone senza tetto, oppure una scommessa come a Sant'Elena che ha provato a collegarsi al mondo, proprio mentre la sua madrepatria imboccava la Brexit per uscirne.

L'isola di Napoleone fu scelta come resort (non di lusso) per esili eccellenti, prima e dopo Bonaparte. Qui, come in pochi altri buchi neri di questa galassia terrestre, il distanziamento è la regola, il confino è la normalità. Un prezzo alto che nel 2020 ha significato, però, anche la fortuna senza prezzo di restare Covid free. Non è l'unico vantaggio: sul volo per Sant'Elena capita di ritrovarsi seduti fra vecchi ufficiali in cerca di ricordi di gioventù, sorelle inglesi cariche di foto in bianco e nero a caccia delle origini della mamma, coppie di russi affamati di business e francesi di mezza età che parlano del Corso come di un vecchio amico. Tutti stranieri, tu e loro: in fondo la meta val sempre il viaggio.

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