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La dittatura liberal del sorriso

L'egemonia dell'umorismo liberal stavolta ha vinto, Pucci non sarà a Sanremo

La dittatura liberal del sorriso
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I vigilanti in quota "politicamente corretto quando ci pare" devono essere assai soddisfatti della missione svolta: il mausoleo sanremese è stato tutelato dalla deriva fascista/omofoba/razzista nella quale stava per impantanarsi dopo l'indecente invito rivolto al comico "palesemente di destra" Pucci.

I parlamentari del Pd, l'intrepido Codacons e un ciuffo di opinionisti particolarmente scaltri hanno preteso dalla Rai di sapere "cosa sta succedendo" e minacciato azioni in sedi opportune in caso di contenuti poco consoni all'inno "no Tele Meloni a Sanremo". L'allarme ha scatenato lo sdegno degli ovini del web sempre tempestivi nel belare contro le derive antidemocratiche, il gagliardo popolo dell'à la guerre comme à la guerre, consapevole che per vincere la battaglia il nemico vada colpito forte e ovunque, anche nei suoi affetti. L'indignazione del regime e del suo gregge è deflagrato potente in quanto loro, ormai assuefatti a una comicità comfort intrisa di ideologia woke grazie all'ottemperanza di comici politicamente corretti ma anche prepotentemente omologati al pensée unique a demonizzare voci discordanti, non potevano ignorare il turbamento di fronte a qualcosa di sconosciuto e incontrollabile.

L'egemonia dell'umorismo liberal stavolta ha vinto, Pucci non sarà a Sanremo. Per stavolta però, perché nell'aria dell'Ariston aleggerà un invadente refolo viscoso che puzza di sopruso e prepotenza dittatoriale. La comicità non può essere monopolizzata, tanto meno ingabbiata in limiti e divieti squisitamente opinabili. Sennò fa ridere solo qualcuno.

Uno dei più grandi e sanguinari stand up comedian del mondo inizia i suoi show così: "Dirò cose che non penso per farvi ridere. E so che voi riderete delle cose sbagliate perché sapete cosa è giusto. Le battute non sono una finestra sull'anima del comico". I suoi testi strepitosi si rincorrono fra disabilità e cancro, obesi, vecchi e transgender, le battute fanno talvolta digrignare i denti come un'unghia sulla lavagna e anche affrontare le umane paure, perché la comicità è da sempre il castigo sociale contro i comportamenti meccanici, è "l'avvertimento al contrario" pirandelliano, se è cinica aizza riflessioni inconsuete, ma non è mai sazia del suo scorticare il viscidume dell'ipocrisia.

Alcuni comici intraprendono sentieri pericolosi e non sempre ne escono salvi, certi ci piacciono e altri no, ma ognuno di loro deve essere legittimato a dire parole sbagliate. I comici, di destra o di sinistra, stupidi o geni che siano, hanno una missione: far ridere. E noi un'altra: imparare a ridere senza pregiudizi.

Alla prossima Andrea, ti aspettiamo.

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