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Diventa un (bel) film la guerra infinita della famiglia Shelby

Tra criminalità e confronti generazionali la saga arriva alla Seconda guerra mondiale

Diventa un (bel) film la guerra infinita della famiglia Shelby
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da Los Angeles

Ci sono momenti nella storia del mondo particolarmente gravi. Uno lo stiamo vivendo, l'altro è avvenuto cent'anni fa. Peaky Blinders, la serie tv durata sei stagioni, che vedeva protagonista Cillian Murphy nel ruolo del boss mafioso Thomas Shelby, analizzava il trauma collettivo della guerra, la Prima Guerra Mondiale.

Ora, a quattro anni dalla fine della sesta e ultima stagione, arriva il film Peaky Blinders: The Immortal Man, su Netflix dal 20 marzo, diretto da Tom Harper. Racconta la tragedia successiva: dalle ceneri della Grande Guerra si passa ai primi fuochi del secondo conflitto mondiale. "L'intera serie televisiva si basava sulla ferita della Prima Guerra Mondiale dice Murphy uomini e donne distrutti in miriadi di modi diversi, affrontavano il mondo e la vita come potevano. Credo che nessuno di loro avrebbe mai potuto concepire l'idea che una guerra sarebbe tornata a colpire nell'arco della loro vita".

L'autore della serie e del film, Steven Knight, sapeva fin da subito che avrebbe realizzato un film per concludere il percorso dei Shelby. "Durante la promozione della prima stagione, nel corso di un'intervista, dissi che sarebbe finito con la Seconda Guerra Mondiale e con un film. Fui arrogante allora, ma eccoci qui". Knight ha voluto inserire nel lungometraggio un evento reale: il bombardamento della fabbrica BSA nel 1940, dove lavorava sua madre. È un omaggio alla classe operaia di Birmingham, a coloro che rimasero al proprio posto nonostante le bombe, ed è anche un riferimento alle guerre attuali, alle tante vittime civili. "Una bomba può caderti in testa senza nessun motivo, non perché sei buono o cattivo, ma perché ti trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato", dice Knight.

Come nella serie tv, il tema della famiglia rimane il perno centrale del racconto, ma nel film si evolve in un confronto generazionale padre-figlio tra il personaggio di Cillian Murphy e suo figlio Duke, interpretato da Barry Keoghan, attore fatto conoscere al grande pubblico da Christopher Nolan in Dunkirk. "C'è un sentimento animalesco in Duke dice Keoghan - lui è come il cucciolo che cerca suo padre. Nell'interpretarlo, ho attinto alla mia stessa esperienza, all'assenza di mio padre nella mia vita, e ho cercato di mostrare non solo la violenza, ma anche le sue vulnerabilità. Le sue azioni, spesso sconsiderate, sono tutte reazioni, desiderio di riconoscimento, grida d'aiuto". Segnali che solo dopo un lungo percorso vengono recepiti dal padre: "La guerra non aiuta i rapporti personali dice Cillian Murphy e mette alla prova i valori in cui crede Shelby. Per cosa si batte davvero? Oltre alle scommesse illegali, al racket, al fare soldi, a comprare case e ad abbandonare figli e mogli, per cosa si batte davvero? Poi lo capisce, penso che verso la fine del film inizi a comprendere veramente".

Nel cast quest'anno ci sono anche Rebecca Ferguson e Tim Roth, che interpreta il tesoriere della British Union of Fascists, determinato ad aiutare i nazisti a far crollare l'economia e far così capitolare la Gran Bretagna. "Lui si vede come un brav'uomo, uno che cerca di far finire la guerra - dice l'attore .

Certo, è un manipolatore, un uomo pericoloso, ma è appassionato e sicuro di essere nel giusto".

Anche lui, come Tommy Shelby, ha un'immagine pubblica e un'altra privata. Entrambi sono simboli di una generazione che cerca faticosamente di capire per cosa valga ancora la pena combattere.

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