Il dolore di Ciampi e Berlusconi La solita sinistra: «Ritiro subito»

Fassino vuole tutti a rapporto in Parlamento. Rifondazione: «Vietate la festa del 2 giugno». La Cei: «Vittime per la causa della pace»

Emanuela Fontana

da Roma

Espressioni di tristezza, cordoglio, lutto. Ma anche dichiarazioni politiche nella tragedia dei quattro militari morti in Irak. Ancora una volta, l’opposizione di verdi e Rifondazione chiede «il ritiro delle truppe». Ma anche i Ds, con Piero Fassino, vogliono una relazione immediata del governo: «Chiedo di riferire in Parlamento su cosa sia realmente accaduto», ha detto a caldo il segretario della Quercia dopo aver espresso il suo «cordoglio alle famiglie dei quattro nostri militari». Romano Prodi mostra «vicinanza, solidarietà e dolore», senza addentrarsi nei temi di ritiro delle truppe e presenza in Irak. Ma Prc e Correntone Ds tornano alla carica: «Sono morti assurde che si potevano evitare. Bisognerebbe sopprimere la prevista parata militare del 2 giugno a Roma», propone Alfio Nicotra, di Rifondazione comunista. Mentre per Fabio Mussi (Correntone) dopo la tragedia di ieri «si è perso il senso della missione».
Per la maggioranza, invece i quattro caduti sono eroi che «si sono sacrificati per la missione di pace in Irak». Così dice Silvio Berlusconi, che rinnova il suo «apprezzamento per le forze armate che stanno operando per portare la pace e la democrazia nelle aree meno fortunate del mondo». Il premier, «profondamente addolorato», manifesta alle famiglie «il cordoglio mio personale e del governo italiano». «Profondo dolore» viene comunicato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi mentre apre i lavori del consiglio supremo di Difesa. Il capo dello Stato ha letto i nomi dei caduti poi tutti i presenti - tra i quali Berlusconi, Fini, Pisanu, Martino e l’ammiraglio Di Paola - hanno osservato un minuto di silenzio. Il ministro degli Esteri Fini spiega che «il mantenimento della pace in Irak e la possibilità per quel popolo di conquistarsi un avvenire di democrazia e di libertà comporta dei sacrifici». Anche il presidente del Senato Marcello Pera esprime vicinanza «e solidarietà» alle famiglie e il presidente della Camera Pierferdinando Casini ha parole di elogio: «Ci inchiniamo alla memoria di Giuseppe Lima, di Marco Briganti, di Massimiliano Biondini e di Marco Cirillo».
Questi ragazzi «sono caduti per la libertà», dice il vicepresidente di Fi, Isabella Bertolini. Questo è il momento «del silenzio e della preghiera», invita il sottosegretario agli Esteri Jole Santelli. «Si tratta di una grave perdita - commenta la sottosegretaria azzurra - che tuttavia non deve far dimenticare l’alto compito che abbiamo assunto: la difesa della pace, della libertà e della democrazia, in un Paese che invece era preda di una sanguinaria dittatura». Ma in aula torna il leitmotiv del ritiro: la vicepresidente della Provincia di Roma, Rosa Rinaldi, attacca: «Questi morti si potevano evitare. Facciamo ritirare le nostre truppe». Il più duro è il leader di Rifondazione, Fausto Bertinotti: «Il governo convochi subito il parlamento e si decida senza indugi il ritiro delle truppe italiane dall’Irak. Con tutta evidenza - dice Bertinotti - l’Italia è in guerra, una guerra ingiusta che ha rivelato avere una sola motivazione: la terribile teoria della guerra preventiva dell’amministrazione Bush».
Pietro Folena, ex Correntone, ora Rifondazione, insiste: la tragedia di ieri è «figlia della guerra. Dopo questi fatti tragici si rafforza la convinzione che le nostre truppe devono tornare a casa. Un governo serio a questo punto ritirerebbe il nostro contingente». Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei verdi, esprime a nome del partito «profondo dolore per la scomparsa di altri quattro ragazzi, mandati a combattere una guerra che in Italia nessuno voleva. Il ritiro delle truppe italiane dal pantano iracheno - ripete - è sempre più urgente». Parla di contributo alla «causa di pace», invece, su posizioni apparentemente distanti dai pacifisti della politica la conferenza episcopale italiana, con il segretario generale, monsignore Giuseppe Betori: la Cei si augura che «in attesa che si faccia chiarezza sulla dinamica dell’episodio - dice Betori - il tributo di vite umane ancora una volta pagato dall’Italia contribuisca alla causa di pace in Irak e sia generatore di speranza e di riconciliazione per questo Paese».

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