Il don sgrida il Cardinale: «Attento al Giornale»

Il don sgrida il Cardinale: «Attento al Giornale»

(...) fa pubblicare un veemente attacco verso il Vaticano (i cui massimi rappresentanti vengono definiti «esercenti gestori di una ditta pagana») e verso il Governo (di cui viene riconosciuta «la legittimità, con riserva etico-giuridica, ma non la legittimità morale a governare»).
Il titolo del sermone è eloquente: «Berlusconi, io ti ripudio». La tesi sostenuta è tipica del pensiero farinelliano: Vaticano e Governo Berlusconi hanno stretto un «patto incestuoso» che sta portando l'Italia alla disfatta più totale. Infatti: «I prelati, come sempre nella storia, fanno gli affari loro e lei (Berlusconi, ndr) che di affari se ne intende si è lasciato usare ed ha usato senza scrupoli offrendo la sua collaborazione e cercando quella della cosiddetta "finanza cattolica" legata a doppia mandata con il Vaticano».
La logica farinelliana, tuttavia, stupisce ancora una volta: nel suo infervoro don Paolo riesce a dire tutto e il contrario di tutto e perfino a negare se stesso, proprio come successo con la vicenda dell'eutanasia: un giorno si dichiara assolutamente estraneo allo Stato estero del Vaticano e alla sua dottrina sulla vita (vedi eutanasia), il giorno dopo - richiamato dalla Santa Sede - asserisce «la mia piena adesione alla Chiesa in tutto ciò che è definitivamente definito sul piano dottrinale e morale»; una settimana dopo è nuovamente il «prete contro»: «Il Vaticano e i vescovi, non essendo profeti, ma esercenti gestori di una ditta pagana, non hanno saputo o voluto cogliere le conseguenze nefaste che sarebbero derivate al Paese da questo connubio incestuoso» e pertanto «la "corrispondenza d'amorosi sensi" tra lei (Berlusconi, ndr), il Vaticano e la gerarchia cattolica è la maledizione piombata sull'Italia».
Così, di fatto, proseguendo nella lettura, si può coglie una evidente contraddizione o ambiguità del ragionamento: prima Farinella asserisce che tra Vaticano, Cei (Conferenza Episcopale Italiana di cui Angelo Bagnasco è presidente) e Berlusconi c'è questo saldo patto diabolico, indi cita il caso Boffo-Feltri per mostrare come «tutto sarebbe stato progettato da lei e Bertone per permettere a questi di mettere le mani sulla Cei». Insomma, il noir farinelliano vede quella stessa Cei ora pronta segretamente ad appoggiare Berlusconi, ora vittima di una altrettanto segreta trama oscura ordita dello stesso presidente del consiglio e dal segretario di Stato Vaticano. Perché, in questo intrigo di potere in cui si fatica a trovare un senso e una logica, si vedono da un lato «gli ecclesiastici, da perfetti uomini di mondo, che hanno capito che con lei (Berlusconi) al governo potevano imporre al parlamento leggi e decreti di loro interesse, utilizzandolo quindi come braccio secolare», e dall'altro un giro di «vendette interne a regolare i conti tra ruiniani e bertoniani».
Nelle 250 righe di questa lettera dai toni ora dell'infervoro ora del giallo, ora della sfida ora del retroscena, traspare infine un'altra porzione del colloquio privato (o almeno di quello che doveva resatare privato e che invece il sacerdote ha subito divulgato, continuando a farlo) di tre ore che don Paolo ebbe lo scorso 7 agosto con il cardinale Angelo Bagnasco (in merito principalmente alla «inquisizione» della Santa Sede verso i 41 firmatari dell'appello a favore di Eluana Englaro e il suo diritto di morire). Non fu Bagnasco a istruire e ad instradare Paolo Farinella sulla via dell'ortodossia, ma fu Paolo Farinella prete a dispensare consigli e illuminate visioni al Cardinale. Il quale ora «si morde le labbra per aver reputato impossibile la mia previsione». Sì perché si scopre grazie a Micromega, che non sarebbe stato Bagnasco a riprendere il suo sacerdote, ma proprio don Farinella a mettere in guardia il cardinale: «Stia attento - gli dissi - e si prepari alla guerra d'autunno perché con la nomina di Feltri al Giornale di Berlusconi (20-07-2009), la guerra sarà totale e senza esclusione di colpi».
La chiosa della lettera è posta in grassetto e solennemente promulgata a tutte le genti: «Io, Paolo Farinella, prete ripudio lei, Silvio Berlusconi, presidente pro tempore del consiglio dei ministri e tutto quello che rappresenta insieme a coloro che l'adulano, lo ingannano, lo manipolano e lo sorreggono: li/vi ripudio dal profondo del cuore. In nome della politica, dell'etica e della fede cattolica. La ripudio e prego Dio che liberi l'Italia dal flagello nefasto della sua presenza». Perché ad essere inquisito non è lui, Paolo Farinella, ma caso mai la Chiesa cui è rivolta la stoccata finale: «Il Vaticano (uno Stato estero) e la Cei con il loro silenzio e le loro arti diplomatiche condannano se stessi come complici di ingiustizia e di immoralità».