Don Stefano spegne la festa: «Oltre il calcio non c’è nulla»

La sospirata salvezza del Frosinone calcio, che per il quinto anno consecutivo ha conquistato il diritto a disputare la serie B, non può far certo dimenticare il fatto che… dietro i canarini niente. E non solo nello sport, come ha ricordato domenica pomeriggio don Stefano Di Mario, «tuonando» dall’altare durante la Messa vespertina alla parrocchia del Sacro Cuore, a due passi dallo stadio Matusa, proprio mentre fuori e in tutta la città impazzavano i cortei di auto dei tifosi in festa. «Non basta sventolare le bandiere – ha ricordato il giovane sacerdote – ma chi di dovere faccia piuttosto qualcosa per la città e per i suoi giovani».
Don Stefano ha ovviamente gioito per il Frosinone, ma poi è andato oltre, raccogliendo il plauso dei fedeli e di tanti concittadini che, pur non presenti alla Messa, hanno saputo del suo intervento tramite il sito d’infomazione www.dimmidipiu.it: «Il risultato della nostra squadra cittadina ci riempie di felicità e io sono il primo a fare i complimenti alla dirigenza, ai tifosi così appassionati e ai giocatori, alcuni dei quali frequentano anche la parrocchia. Però adesso anche tutti gli altri sono bravi a sventolare le bandiere, e poi?». Don Stefano chiama in causa senza mezzi termini chi ha la responsabilità della cosa pubblica: «Bisogna fare qualcosa per Frosinone, per far crescere questa città, per i suoi tanti giovani. Non ci si può sempre nascondere dietro una squadra di calcio, ormai il solo fiore all’occhiello della città, star lì a fare passerella quando c’è da festeggiare come in questa occasione, e poi non fare niente altro di concreto».
Rispetto alle critiche che qualcuno ovviamente muoverà dopo questo intervento pubblico, don Stefano replica preciso: «Non ci vedo niente di male. Un prete è giusto che stia in mezzo alla sua gente anche in questo modo, festeggiando una bella impresa sportiva. E ricordando che resta molto altro da fare».
Intanto, come detto, i tifosi domenica scorsa hanno festeggiato fino a sera la permanenza in serie B, impresa che appariva quasi disperata soltanto cinque settimane fa, quando la squadra era precipitata in fondo alla classifica dopo i fasti dell’era-Moriero e il primo posto di inizio stagione. Ma è stato cambiare allenatore per riprendere quota: un «miracolo» (e Don Stefano ci perdoni) che è riuscito a Guido Carboni.

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