Leggi il settimanale

Le donne non sono anti-uomini ma spezzano il potere maschile

Ha ragione Annamaria Bernardini de Pace nell'asserire che la maggioranza delle donne che emergono o "sono diventate potenti nonostante siano donne e, allora, hanno un potere personale" (ma, soprattutto , carattere, competenza, tenacia, coraggio, o no?), oppure lasciano agli uomini ai quali si appoggiano, il compito di conquistare il potere. Che poi, se una poltrona tocca pure a loro, meglio! Poichè, secondo la loro collaudata filosofia, all'ombra dei potenti c'è sempre da guadagnare senza faticare. Come, invece, si dovrebbe!
Questa sparuta minoranza sminuisce, però, la funzione propulsiva e costruttiva per l'economia e la società del Paese, svolta da una maggioranza fattiva che non fa rumore, non sgomita, non conquista le prime pagine dei gossip ma, quotidianamente, pensa a essere un'ottima imprenditrice, artigiana, magistrata, giornalista, libera professionista, medico, infermiera e, naturalmente, casalinga. Poichè il destino delle donne è quello di sapersi faticosamente misurare con un impegno che le vede presenti a casa e sul lavoro. La fatica, direi, di essersi emancipate economicamente ma non certo, definitivamente, liberate. Le donne, disfunzionale o meno che sia, sono il perno della famiglia. E, poi, della scuola e dell'assistenza. Il destino degli uomini, come spiritosamente nota la de Pace, invece, sembra essere quello di continuare a reggersi sull'impalcatura di tre donne: moglie, amante e segretaria.
La forza centrifuga dell'appello lanciato su Facebook e promosso sul territorio da Chicca Olivetti, a cui, propagandosi come un grande incendio rinnovatore hanno aderito in tanti, uomini e donne e, soprattutto, giovani in quantità esponenziale, rivendica per le donne, com'è logico e, oserei dire, matematico, "Metà di tutto". Ovvero, il nome del movimento apartitico da lei fondato e, non solo per il riscontro statistico rispetto alla composizione della popolazione, ma perché questa risorsa trascurata e potenziale del Paese, rappresenta la svolta auspicata ed auspicabile se si vuole, fuor di ogni chiacchiera, cambiarne non il volto ma il modo di sentire , agire, operare, creare. Così, l'articolo di Annamaria Bernardini de Pace, l'iniziativa di Chicca Olivetti mi hanno fatto venire in mente quell'archivio che giace dimenticato in chissà quale schedario del CNEL.
Una quindicina di anni fa, una Commissione di quest'organo di rilevanza costituzionale, di cui era componente Silvia Costa, ideò e realizzò un mirabile archivio dei curricula delle donne in posizioni decisionali. Curricula ricchi, degni di incarichi prestigiosi. Divenuta presidente della Commissione Pari Opportunità, Silvia Costa propose a Governo e Parlamento di attingere a quest'immenso archivio di competenze ogniqualvolta fosse necessario procedere a nomine istituzionali, almeno per il 50% dei nomi da designare.
A parole, tutti si dichiararono disponibili; ma, quelle poche volte in cui si osservò questa procedura, i nominati o furono tutti uomini o, se qualche donna ci fu, nessuna era fra i curricula segnalati.
Questa storia c'insegna molto. Innanzitutto, che, oggi come quindici anni fa, in un mondo che è cambiato alla velocità della luce, certi equilibri sono immutati e rispecchiano una mentalità vetero-maschile maschilista che è frutto di una miopia di fondo.
L'apporto delle donne e dei loro saperi - non a caso sono le studentesse più brillanti ed ai concorsi, senza aiutini, sono la stragrande maggioranza dei vincitori - darebbe agli stessi uomini nuova linfa vitale e nuovi stimoli nel governo della cosa pubblica.
E lascerebbe spazio ai giovani, al loro farsi strada nel mondo del lavoro: perché donne e giovani insieme sarebbero il nuovo che avanza verso un mondo più equo e più giusto. (Come dire: " Se voi donne spezzate la logica di un potere che vi vuole al margine del Governo della "cosa pubblica" ,c'è più spazio anche per i giovani! E' la Cultura delle Donne che ha determinato l'affermarsi della Cultura dell'Infanzia e dell'Adolescenza, che ha aperto le porte alla tutela dei Diritti dei Bambini").
Nel DNA femminile vi è la cultura della famiglia, nonché quella sensibilità che, di fronte ai difficili giorni che stiamo vivendo, a causa dell'immenso gioco del Monopoli che ha fatto scoppiare la bolla finanziaria ed ha avuto negli uomini ideatori e guide verso il baratro, sarebbero il balsamo riparatore, la forza propulsiva per riemergere.
Un sereno, collaborativo dialogo fra le due "Metà di tutto" sta alla base di un concreto sforzo di rilancio nazionale, dove donne e uomini, insieme, sentendosi alleati e non antagonisti, sappiano, ognuno con i suoi talenti e senza prevaricazioni, risalire la china e dare alla società il cammino della costruttività e della speranza.


Il senso di eternità che è l'effetto collaterale del potere e che preclude la strada ai giovani - oltre che alle donne - va disinnescato con il senso della realtà. Un elemento, questo, che fa parte del patrimonio culturale femminile e che è stato da esse profuso a piene mani sul lavoro, nella famiglia, nei corpi sociali in cui hanno potuto e saputo agire.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica