Il dottor Falce & Carrello: «L’unica liberalizzazione? Il pane»

L’unica liberalizzazione riuscita? «Quella del pane». Una marcia su Roma? «Presto due o tre superstore nella capitale e dintorni». E le Coop? «Pachiderma è riduttivo. Direi dinosauro». Il dottor «Falce & Carrello», al secolo Bernardo Caprotti, fondatore e unico patron della Esselunga, capelli bianchi in testa e neppure un pelo sulla lingua, va a ruota libera dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in Architettura e restauro alla Sapienza. Dice: «La liberalizzazione del pane è l’unica misura che ha favorito l’evoluzione della grande distribuzione in Italia. Oggi escono dai negozi Esselunga 400 tonnellate di pane la settimana, 650 quintali al giorno. Purtroppo Bersani è riuscito a fare solo questo. Peccato, c’era da fare altro».
Un paio d’anni fa in molti avevano scommesso su un Caprotti stanco, disposto a passare la mano. A torto. Preparava già la grande offensiva alla concorrenza. «Roma è una città speciale -: o è verde o è un monumento. Faremo qualcosa, tra un anno partiranno i cantieri per 2-3 superstore nella capitale e dintorni. Di più non posso dire, anch’io ho i miei segreti. Poi, ora che sono anche laureato in Architettura e restauro, vedrò di costruire dei bei negozi, mica parallelepipedi...».
E la congiuntura economica? «Noi ce la siamo cavata, ma per fare il fatturato ci vogliono grandi volumi», è la risposta (nel 2009 il fatturato di Esselunga è cresciuto a 6 miliardi, solo 200 milioni in più sul 2008). «Purtroppo - aggiunge - la grande distribuzione organizzata in Italia non la si è voluta fare: non la volevano i democristiani per salvare i voti dei commercianti, e non la volevano i comunisti per salvaguardare il monopolio delle Coop. Altrove, Francia, Spagna e Inghilterra, i gruppi nazionali hanno avuto libertà a piene mani».
Pace fatta con la Legacoop di Giuliano Poletti? Neanche per sogno: «È una tale macchina enorme... Poletti si è offeso perché l’ho definita pachiderma, ma si tratta di un animale nobilissimo con la pelle molto spessa. Dovevo dire un dinosauro».
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