Cronache

Drammi ed eroi nel «Giornale di bordo»

Drammi ed eroi nel «Giornale di bordo»

di Ferruccio Repetti

Vento di libeccio, con raffiche di oltre 100 chilometri all’ora; mare che sbatte contro la diga foranea, con una violenza che non dà tregua. E là, in mezzo ai marosi, la nave grande, la London Valour, che sembra un fuscello in balia delle onde, e le «navi piccole», la pilotina CP233 della Capitaneria di porto e la Teti dei Piloti del porto, che fanno la spola nel tentativo disperato di soccorrere. In aria - ma come farà a stare in aria? - la libellula d’acciaio dei Vigili del fuoco: caracolla, riprende quota, la perde, la riprende in un’alternanza infinita. Mentre giù in basso, a pelo d’acqua, si consuma la tragedia. Lo scenario - quarant’anni sono passati, da quel 9 aprile 1970 - è ancora indelebile, negli occhi di chi ha avuto la ventura di assistere, e comunque di partecipare, anche emotivamente, al dramma e agli episodi di eroismo puro.
Gli eroi, dunque: il capitano Giuseppe Telmon, al timone della minuscola, inaffondabile, indomabile CP233. Fu decorato di medaglia d’oro al Valore di Marina. E poi il capitano Rinaldo Enrico, che teneva saldamente in mano la cloche dell’elicottero dei Vigili del fuoco. E inoltre i tanti soccorritori anonimi, che dalla diga o a bordo delle «navi piccole» hanno ingaggiato una lotta titanica con gli elementi e tratto in salvo buona parte dell’equipaggio.
Infine ci sarebbe, c’è, un’altra persona da ricordare, schivo e riservato quanto basta per lasciarsi avvolgere dalla nebbia dell’oblio nonostante la straordinaria impresa sostenuta «sul campo».
Santagata In pochi, troppo pochi forse, se ne sono rammentati nelle recenti celebrazioni della tragedia. È, era - è scomparso da anni - Giovanni Santagata, comandante dei Piloti del porto. «Mi onoro di essergli stato ottimo amico, era un uomo speciale» spiega il professor Sergio Marsich, docente emerito di Ingegneria navale all’Università di Genova. Riaffiorano i ricordi di ieri e di sempre: nostalgia, tanta, ma soprattutto rispetto, considerazione, riconoscenza. «Parlando con lui, a suo tempo - sottolinea Marsich -, mi sono reso conto di come egli abbia partecipato con angoscia al dramma dei naufraghi, senza tuttavia lasciarsi mai travolgere dall’emozione, ma rischiando freddamente la propria vita in diversi drammatici momenti, conservando sempre la necessaria lucidità e la dovuta concentrazione».
Così andarono le cose: il Capitano Pilota Giovanni Santagata, da bordo della Teti, coordinò i soccorsi salvando 5 naufraghi. Per quella impresa, gli venne concessa la medaglia d'argento di Benemerenza Marinara con la seguente motivazione: «Facente parte dell'equipaggio di una pilotina, partecipava per oltre sei ore - in condizioni atmosferiche avverse - al salvataggio dei naufraghi della Tn inglese London Valour che a causa di una violenta tempesta era affondata nelle acque antistanti la diga foranea del porto di Genova. Dimostrava, nell'occasione, alto senso di altruismo e molta capacità marinaresca»
Ma è ancora il professor Marsich, oggi, a sottolineare: «È stato un vero marinaio, professionalmente abilissimo, ma dotato di una modestia, di una umiltà che sopravvanzavano tutto». Ne è la prova provata il suo Giornale di bordo, in cui aveva annotato le varie fasi delle operazioni di recupero e salvataggio: «A mio avviso - ricorda ancora l’amico professore - questo rapporto cronologico, da lui scritto in inglese, nel quale sono riportate nello stile di un brogliaccio di navigazione tutte le operazioni compiute, è privo di qualsiasi retorica o esibizionismo. È scritto nel linguaggio scarno, ma preciso dell vero uomo di mare, senza nessuna enfasi, né autocompiacimento».
Motivo di profonda riflessione, dunque, riportarne almeno qualche passo essenziale.
Il rapporto «Ore 14,35 circa del 9 aprile - Ero nella sala operativa della Stazione Piloti con Aldo Baffo. Abbiamo notato che la nave inglese London Valour era molto vicina al lato esterno della diga foranea (circa 200-300 metri). Ci siamo resi conto che la situazione era pericolosa a causa del vento fortissimo e dell’innalzamento improvviso del moto ondoso. Immediatamente abbiamo chiamato la Capitaneria comunicando che a nostro parere la nave era in grande difficoltà, che bisognava dare l'allarme e che sarei uscito subito con la pilotina. Ho dato l'allarme alla stazione dei rimorchiatori che a sua volta ha dato ordine al rimorchiatore Forte e agli altri di uscire.
Ore 14,40 - I piloti Giovanni Santagata e Aldo Baffo salgono a bordo della pilotina Teti e si dirigono verso l'entrata del porto.
Ore 14,45 - La forza crescente del vento e del mare si era trasformata in una tempesta da sud ovest. Abbiamo visto che la nave si trovava ancora a un centinaio di metri dai massi della diga foranea. L’equipaggio aveva già indossato i salvagente. Abbiamo visto la nave schiantarsi contro i massi quando erano le 14,55 circa.
Ore 15,00 - Il capitano Lay (funzionario tecnico dell'Harbour Masters’ Office), mi chiede di passare il mio VHF sul canale 16. Mi chiede di assumere la responsabilità del coordinamento delle operazioni di salvataggio. Mi viene ordinato di restare in contatto costante con lui, cosa che viene regolarmente eseguita nell’intero corso delle operazioni a bordo della pilotina. Con la Teti abbiamo proceduto lentamente, per la violenza del vento e del mare, e abbiamo mantenuto una posizione a ridosso della London Valour, fra la poppa e il ponte di comando. Abbiamo visto che l’equipaggio si era diviso in due gruppi, uno a poppa e l'altro sul ponte centrale. Abbiamo manovrato in modo da mantenerci a una distanza di circa 50 metri dalla nave. Via radio eravamo informati delle operazioni organizzate sulla riva per il salvataggio. Allora abbiamo visto arrivare la CP 233.
Ore 15,45 - Il pilota Baffo ha dovuto lasciare la pilotina per salire a bordo della m/v Canguo Verde. Ho continuato a dirigere le operazioni in mare aperto. La situazione sulla London Valour stava peggiorando. La nave era sbattuta dalle onde altissime. Il doppio fondo in cui era contenuto il combustibile era stato distrutto. Ho preso a bordo 3 marinai, quindi li ho trasferiti su un altra pilotina. Uno di loro (penso che fosse un giovane ufficiale) ha chiesto se poteva restare accanto a me per aiutarmi nelle operazioni di soccorso. Mi è sembrato che fosse in buone condizioni, e ho acconsentito.
Ore 16,15 - Siamo andati ancora fuori dal porto e quasi immediatamente abbiamo visto un altro membro dell’equipaggio della nave completamente coperto di carburante e prossimo a soccombere. L’ufficiale inglese (Caffrey) si è tuffato generosamente in soccorso dell’amico.
Ore 16,40 - Siamo usciti ancora in mare aperto. Abbiamo scorto un altro naufrago, gli abbiamo gettato un salvagente e lo abbiamo rimorchiato al riparo. Poi siamo usciti ancora una volta in mare aperto a cercare altri naufraghi. Abbiamo trovato due corpi.
Ore 18,15 - Abbiamo continuato il nostro compito, e siamo usciti in mare per una ricerca ulteriore dei superstiti. Ho cercato ancora lungo la massicciata della diga, fino a circa 100 metri della foce del Bisagno, ma purtroppo non ho più trovato nessuno.
Ore 19,30 - Siamo ritornati alla base.
Firmato: Capitano Pilota Giovanni Santagata - Genova, 16 aprile 1970».

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