E Arbore si gode la beatificazione del «Pap’occhio»

RomaAlla fine, vedrete, santo lo diventerà lui. Renzo Arbore da Foggia, una laurea in giurisprudenza nel cassetto, cantante, regista, attore ma soprattutto grande scopritore di talenti e innovatore di una televisione che, semplicemente, non esiste più. Autore anche di un film epocale in quanto unico, Il Pap'occhio, una presa in giro, per di più in musica, di Papa Giovanni Paolo II e della Chiesa cattolica. «Mai volgare però», ci tiene a precisare oggi l’Arbore nazionale in occasione dell’uscita del Dvd (01 Distribution) a 30 anni dall'uscita nei cinema. «Perché - sostiene l’inventore de L’altra domenica - la nostra era pura goliardia, scherzavamo certo con i tabù, i misteri gloriosi, ci divertivamo con i santi ma io, da cattolico, apostolico, foggiano, ho sempre avuto un profondo rispetto per il sentimento religioso. Rivedendolo m’è sembrato un omaggio affettuoso a un Papa teneramente tenero che poi avremmo amato moltissimo».
Sarà, ma nel 1980 dopo appena tre settimane di successo nelle sale fu sequestrato su ordine del procuratore dell’Aquila Bartolomei per vilipendio alla religione. Ricorda Arbore: «Le accuse furono assolutamente ingiuste e io lo sapevo anche perché avevo studi freschi di giurisprudenza. L’udienza fu divertente perché io elencai tutte le cose non blasfeme del film mentre Benigni diceva all’orecchio del giudice che secondo lui Il Pap’occhio era così filocattolico che forse il Vaticano mi aveva pagato. Alla fine il film fu amnistiato». E oggi anche laureato in «cristianesimo» dal responsabile dell’ufficio informazioni dell’Opus Dei, Pippo Corigliano, che ieri, durante la presentazione del Dvd, si è così espresso: «Premesso che sono un suo fan, ritengo il film non blasfemo ma apostolico. Arbore aveva capito perfettamente il Papa e ne mostrava una figura corrispondente esattamente alla realtà». E rivolto ad Arbore: «Mi pare che il tuo stile sia molto cristiano soprattutto per la tua capacità di valorizzare gli altri. Il mio augurio è che il film vada su Raiuno in prima serata». Un sogno dato che Il Pap’occhio, pur essendo stato il primo film prodotto da Raidue, non si è mai visto sulle reti della tv pubblica tranne che due anni fa in un blitz notturno estivo di Carlo Freccero sulla parabola di Rai Sat Extra.
Intanto lo si può recuperare nel Dvd che contiene l’interessante extra Quel Pap’occhio di 30 anni fa in cui Fabrizio Corallo è riuscito a rimettere insieme, intervistandoli, molti dei protagonisti di quello che oramai è considerato un cult movie anche per la presenza, come attore, di Martin Scorsese: Isabella Rossellini (all’epoca moglie del regista), Mariangela Melato, Luciano De Crescenzo e il direttore della fotografia Luciano Tovoli. Artefici di un film, con la strampalata trama in cui il Papa affidava ad Arbore uno show musicale per la tv vaticana, che ha fatto storcere il naso ai critici (Mereghetti gli affibbia una stella e mezzo), alla Cei (all’epoca fu classificato come «discutibile» e solo nel 1998 leggermente rivalutato come «futile») ma che ancora oggi, pur nel suo essere volutamente sgangherato, ha delle trovate esilaranti come le lezioni d’italiano di Papa Wojtyla (interpretato da Manfred Feyberger, praticamente un sosia, morto alla fine delle riprese) o la finta apparizione dalla finestra papale di Benigni con tanto di ovazione dalla piazza San Pietro.
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